Amici Comuni, Raoul Bova, Francesca Inaudi, Beatrice Arnera e Luca Vecchi
In occasione dell’uscita di Amici Comuni, il film diretto da Marco Castaldi, con Raoul Bova, Francesca Inaudi, Beatrice Arnera e Luca Vecchi, abbiamo intervistato il cast. Una commedia sugli intrecci amorosi che gioca e scava sui rapporti umani. Tra relazioni durature, instabili, fragilità delle persone, il tutto legato dalla frase stereotipata amici comuni. Il film prodotto da Paolo Ansaldi per 102 Distribution – con la partecipazione di TIME MEDIA, UNICORN e Enrico Fracca – arriva su Paramount+ il 13 febbraio.
Quattro personaggi, una domanda universale: che cos’è l’amore? È attorno a questo interrogativo che ruota il film, un intreccio di legami, segreti e dinamiche emotive in cui ogni protagonista offre una propria visione del sentimento più complesso che esista.
Che cos’è l’amore? Il cast racconta il cuore del film
Quattro personaggi, una tavola, segreti che emergono e una domanda semplice solo in apparenza: che cos’è l’amore? Il film costruisce il suo intreccio proprio attorno a questo interrogativo universale, lasciando che siano i protagonisti a offrire la propria definizione. “L’amore è libertà”. Per Francesca Inaudi l’amore è prima di tutto uno spazio di libertà. “Per me è legato profondamente al concetto di libertà. Libertà di essere se stessi con l’altra persona e libertà per l’altra persona di essere se stessa.”
Un equilibrio che non significa annullarsi, ma trovare un punto d’incontro senza perdersi né svalutarsi. Nel film il suo personaggio è tra i più solidi emotivamente: nonostante ciò che le accade, resta un punto di riferimento per gli altri, incarnando quella dimensione tragicomica che attraversa tutta la storia.
Ed è proprio su questo tono sospeso tra ironia e dolore che Inaudi rivela un retroscena interessante del set: “Abbiamo improvvisato anche molto. C’era un clima di sintonia reale, a volte uscivamo dal seminato, dalla sceneggiatura, improvvisando sul tema.” Molte di quelle improvvisazioni sono rimaste nel film, contribuendo a renderlo più spontaneo e vivo. “Quando entri dentro quella bolla – aggiunge – è tutto molto parte della vita.”
Raoul Bova sceglie di non dare una definizione chiusa. Per lui l’amore è qualcosa che attraversa ogni gesto. “È talmente in ogni cosa che si fa… È l’amore che metti nelle cose che fai, nei pensieri, nelle persone che incontri. È qualcosa che ti parte da dentro.”

Un sentimento che non si può delimitare
Nel film interpreta Marco, un personaggio sfaccettato, attraversato da una comicità velata che si intreccia con momenti più drammatici. Un registro diverso rispetto ad altri suoi lavori, fatto di dialoghi serrati e ritmo rapido, soprattutto nella prima parte. “Mi è piaciuto trovare la commedia anche nel dramma. A volte si può riflettere anche sorridendo.” Una leggerezza che non è superficialità, ma profondità raccontata con ironia, in piena tradizione italiana.
“Non per completarsi, ma per moltiplicarsi”. Luca Vecchi propone una visione energica e contemporanea dell’amore: “Due persone non si devono mettere insieme per completarsi, ma per essere più di due individui. Uno più uno… tre, quattro, cinque.” Un “power up”, lo definisce, qualcosa che amplifica e potenzia, anziché colmare una mancanza. Anche rispetto al messaggio finale del film, “Il tempo guarisce tutto”, la sua posizione è netta e diretta: “Vuoi qualcosa? Vai fuori e prenditela.”
“Ogni relazione è una nuova dimensione”. Per Beatrice Arnera l’amore cambia forma a seconda della persona che abbiamo davanti. Non è mai identico a se stesso, ma si trasforma. “A seconda di chi abbiamo davanti possiamo esplorare nuove forme, nuove dimensioni dell’amore.”
Un’idea fluida, che include non solo l’amore romantico ma anche quello amicale e familiare. Il film si chiude con una frase che suona come un monito: “Il tempo guarisce tutto, ma la vita può essere vista una volta sola”. Per il cast il significato è chiaro: il tempo può curare, ma solo se viene vissuto davvero. Restare bloccati nel passato o proiettati nel futuro significa perdere l’unico spazio che conta – il presente. Ed è lì, forse, che l’amore trova la sua forma più autentica.

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