Intervista a Lovisa Sirén e Siri Hjorton Wagner, Without Kelly
Poco prima della sua acclamata partecipazione al Sundance Film Festival, svoltosi a fine gennaio 2026, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare due delle voci più fresche e interessanti del cinema svedese: la regista Lovisa Sirén e la produttrice Siri Hjorton Wagner. Il loro cortometraggio, Without Kelly, ha già conquistato il prestigioso Orizzonti Award per il Miglior Cortometraggio alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, catturando l’attenzione internazionale per la sua profondità e autenticità.
Lovisa Sirén, sceneggiatrice, regista e montatrice, è nota per la sua capacità di esplorare le dinamiche delle relazioni umane e i personaggi complessi con una delicatezza e una schiettezza uniche. Il suo lungometraggio d’esordio, Maya Nilo (Laura), ha ricevuto nomination ai Guldbagge Awards. Siri Hjorton Wagner, fondatrice della casa di produzione [sic] film, è una produttrice visionaria con un passato nell’acting e nelle performance art, dedita a promuovere nuove voci e narrazioni che sfidano le strutture tradizionali dell’industria.
Without Kelly racconta la storia di Esther, una giovane madre costretta a lasciare la sua bambina al padre. Attraverso una notte di disperazione e desiderio, Esther cerca conforto e contatto, tentando di aggrapparsi a ciò che ama di più.
Un racconto intimo e universale
Lovisa Sirén ha svelato la natura profondamente personale del cortometraggio, definendolo il più intimo tra i suoi lavori. “È il film più personale che abbia mai fatto. Ho avuto una figlia a 20 anni e abbiamo affrontato una separazione, il che ha generato molte emozioni e molti eventi contemporaneamente. Ho sentito che le persone potevano identificarsi con questa esperienza, e forse allo stesso tempo avevo una prospettiva un po’ originale.” Il film esplora le complesse emozioni di una giovane donna che deve separarsi dal partner pur non volendo separarsi dalla figlia, un tema che risuona profondamente.
La regista ha sottolineato che il focus non è sulla capacità di Esther di essere madre, ma sulle difficoltà che la circondano: “Il film non riguarda il mettere in discussione la maternità… ma tutto il resto che è difficile: crescere, diventare indipendente e capire di cosa ha bisogno lei stessa nella vita. Ma può sempre prendersi cura della bambina se deve. Si tratta più di quello: può essere se stessa anche senza la bambina quando deve esserlo.”
Siri Hjorton Wagner ha riflettuto sulla duratura collaborazione con Lovisa, che si estende da oltre un decennio. “Io e Lovisa lavoriamo insieme da dieci anni. Questo è il quarto film che produco per lei come regista e il quinto film che realizzo con lei… Sentivo già dall’inizio che questo sarebbe stato qualcosa di davvero speciale.” La produttrice ha evidenziato l’autenticità e la capacità del film di toccare corde universali, sia per i genitori che per chiunque abbia provato il senso di smarrimento della giovinezza.
“Penso che Lovisa sia una delle registe più interessanti e talentuose in Svezia… Ha sempre questa crudezza e intimità che si trovano nel film. Ci si sente molto legati a Esther, la madre, e si può davvero percepire il suo stato d’animo per tutto il film.” Ha aggiunto: “C’è un’autenticità nel film che è sempre presente nei film di Lovisa, ma qui è come se il volume fosse ancora più potente.”
Il fascino di una performance e il peso dei riconoscimenti
La scelta dell’attrice Medea Strid per il ruolo di Esther è stata cruciale. Lovisa Sirén l’aveva notata come studentessa e l’ha subito individuata come la persona giusta: “Ho visto Medea in alcuni film dei miei studenti e ho pensato che avrebbe potuto essere Esther. Ha qualcosa di speciale nel suo carattere, non solo nel modo in cui recita. Ha una certa innocenza, sembra giovane, ha una fragilità, ma è anche forte e può farti dubitare se fidarti o meno. Questo era interessante per me.”
La vittoria a Venezia ha rappresentato un momento di grande emozione e conferma per l’intero team. Lovisa ha espresso la sua sorpresa e gioia per il riconoscimento: “È stato incredibile vincere… ricevere un’attenzione così grande per un piccolo cortometraggio. Non credo di essere mai stata così emozionata e felice prima… Sono molto orgogliosa del film.” Ha raccontato come il film abbia toccato persone di ogni età e background, da un uomo di 60 anni che ha rivissuto i suoi ricordi di genitore a un giovane che ha rivissuto la sua esperienza di una gravidanza non prevista della sua compagna in giovane età.
Per Siri Hjorton Wagner, la vittoria è stata anche un riconoscimento del percorso artistico di Lovisa: “A Venezia, sentivamo anche che fosse un premio per tutti i film che Lovisa ha realizzato fino ad oggi, perché sento che tutto ha portato a questo film… Era ora che ottenesse un premio così importante.” Il successo apre nuove porte e possibilità per i loro futuri progetti, incluso un lungometraggio in sviluppo.
Il processo creativo: passione e collaborazione
Riflettendo sul loro approccio al cinema, Lovisa Sirén ha ribadito il suo desiderio di creare storie autentiche: “Voglio solo creare e mi forzo a trovare idee… Cerco sempre di fare qualcosa di reale.” Ha menzionato come i suoi film nascano da domande irrisolte o dal desiderio di esplorare temi specifici, come le relazioni femminili in Maya Nilo (Laura). Le sue ispirazioni spaziano dal cinema degli anni ’70 a registi come Ingmar Bergman.
Siri Hjorton Wagner ha sottolineato l’importanza della collaborazione e di un approccio meno gerarchico, derivante dalla sua esperienza nelle performance art: “Il modo di fare le cose… non puoi separare il prodotto finito dalle prove e dal percorso… quanta enfasi si deve mettere nel processo che porta al film finito.” Ha anche espresso ammirazione per i film indipendenti degli anni ’90, per la loro capacità di essere accessibili ma politicamente incisivi.
Alla domanda sui lati migliori e peggiori del lavorare nell’industria cinematografica, Lovisa ha risposto senza esitazione: “La parte peggiore è che è difficile sopravvivere economicamente… La parte migliore, non so, è tutto. Penso che dalla nascita di un’idea al prodotto finale, la soddisfazione di creare qualcosa insieme ad altre persone… è qualcosa di magico.” Siri ha concordato, aggiungendo che il peggio è rappresentato dai tagli ai finanziamenti, mentre il meglio è vedere come diverse persone contribuiscono a far crescere un progetto, svelandone il pieno potenziale. “La bellezza del fare cinema è il lavoro collettivo che rappresenta.”
Without Kelly è un cortometraggio estremamente ben realizzato, capace di toccare l’anima e far riflettere con la sua narrazione onesta e le interpretazioni commoventi. L’industria cinematografica ha bisogno di giovani registi e produttori come Lovisa Sirén e Siri Hjorton Wagner, che con la loro freschezza, autenticità e visione unica portano storie profonde e universali sullo schermo. Sono certa che questo sia solo l’inizio e le attendo con impazienza per un loro prossimo lungometraggio, sicura che sapranno imporsi con la stessa forza e originalità che hanno dimostrato finora.

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