Intervista a Richard Parks per Pole to Pole
Il 14 gennaio su Disney+ ha debuttato la serie documentaristica “Pole to Pole” con Will Smith, un viaggio epico disponibile integralmente con i suoi 7 episodi. Tra le figure straordinarie che accompagnano Will Smith in questa avventura, spicca Richard Parks, la cui incredibile transizione da atleta professionista a esploratore di ambienti estremi offre una prospettiva unica sul potenziale umano e sulla resilienza. Abbiamo avuto il piacere di parlare con Parks della sua storia, della sua filosofia e del ruolo cruciale della natura nella sua vita.
Richard David Parks (nato il 14 agosto 1977) è un ex giocatore internazionale di rugby del Galles, che ha trasformato la sua carriera diventando un atleta di ambienti estremi. Dopo un ritiro forzato dal rugby a causa di un infortunio, nel luglio 2011 ha realizzato la “737 Challenge”, diventando la prima persona a scalare la montagna più alta di ciascuno dei 7 continenti e a raggiungere tutti e 3 i poli (Polo Nord, Polo Sud e la vetta dell’Everest) entro 7 mesi. Nel gennaio 2014 è diventato il primo gallese e il britannico più veloce a sciare in solitaria, senza supporto e assistenza, fino al Polo Sud.
La rivelazione nell’Antartide: autenticità e vulnerabilità
Uno dei momenti più toccanti di “Pole to Pole” è stato il racconto personale di Richard Parks a Will Smith, una confessione che ha profondamente risuonato. Parks ha descritto la profondità di quell’incontro: “Penso che quello sia stato un momento davvero speciale. Penso che il momento parli di una delle cose che amo dello show… Per me, quello è stato un momento davvero speciale perché, per me, indica qualcosa di cui sono molto orgoglioso, ed è l’autenticità dello show.”
Parks ha lodato la capacità di Will Smith di essere vulnerabile in un ambiente così inospitale: “La cosa che mi ha ispirato del progetto è stata l’autenticità di Will e il coraggio di Will di essere vulnerabile. Questa è una cosa davvero magica, penso, perché l’Antartide è un posto davvero speciale per me.” Per Parks, che ha dedicato gran parte della sua vita a sostenere il continente, l’Antartide rappresenta il “cuore del pianeta”, e ritiene che una connessione emotiva sia fondamentale per proteggerlo.
L’isolamento e l’ambiente estremo hanno permesso a Will Smith di mostrare la sua umanità più profonda: “Quello ci ha permesso di vedere l’uomo, l’umano, l’uomo vero. Mi ha dato l’opportunità di conoscere l’uomo.” La scena nella tenda, in particolare, è stata inaspettata e rivelatrice: “Non ci aspettavamo che andasse così. Non mi aspettavo di avere una conversazione del genere. Ma a quel punto, credo sinceramente di aver conosciuto Will, l’umano.”
Dall’ombra alla luce: la rinascita attraverso la natura
La storia personale di Parks è una testimonianza di resilienza. Dopo una brillante carriera nel rugby, un grave infortunio alla spalla lo costrinse al ritiro forzato. “Sono stato un giocatore di rugby professionista per gran parte della mia vita. Ho amato quella carriera… Tuttavia, mi sono strappato la cartilagine della spalla, rendendola artrosica. Ho trovato la transizione davvero difficile. All’epoca, non ero pronto a ritirarmi.”
Questo periodo, come ha confessato, fu incredibilmente difficile: “Sono caduto emotivamente da una scogliera. È stato un periodo davvero buio della mia vita… Penso che, in fondo, sia stata la perdita della mia auto-identità la cosa più difficile. Ero Richard Parks, il giocatore di rugby. Chi sarei stato? Come avrei pagato le bollette? Mi sentivo semplicemente perso.” È stata la natura a offrire una via d’uscita: “Per me, è stata la natura a guidarmi. So che sembra un cliché, ma ho spesso detto che le montagne mi hanno salvato la vita. O la natura mi ha salvato la vita, a seconda di come la si guarda.”
Imparare a scalare, un’attività che 16 anni prima non avrebbe immaginato, divenne un modo per incanalare l’energia negativa. Questo percorso lo condusse all’epica “737 Challenge”, un progetto finanziato con tutti i suoi risparmi e la sua polizza assicurativa. “Non avevo idea che mi avrebbe portato fino all’Antartide con Will Smith.” Questo progetto e quelli successivi gli hanno dato un nuovo scopo e un’eredità di apprendimento.
L’eredità sociale e la connessione con la natura
Parks non è solo un esploratore, ma anche un narratore, nominato ai BAFTA, che produce contenuti su identità e salute mentale. La sua prospettiva unica si estende a insegnamenti di vita fondamentali. La perdita del padre lo ha portato a riflettere profondamente sul suo rapporto con il figlio e su due concetti cruciali: la paura e la vulnerabilità.
“Le due cose che sono davvero importanti per me al momento… sono cambiare il nostro rapporto con la paura e la vulnerabilità”, ha spiegato. “Penso che viviamo in un mondo in cui viviamo le nostre vite attraverso una patina di perfezione… Ma la verità è che i momenti più importanti della mia vita sono stati quando ho commesso un errore o quando le cose sono andate storte.” Vede un rischio nella tendenza della società a stigmatizzare il fallimento, specialmente nei giovani, e l’avventura diventa un mezzo per superare questo: “L’avventura ti sfida a uscire dalla tua zona di comfort. Ti sfida ad abbracciare la difficoltà e quando le cose vanno storte. Ti sfida a essere intraprendente, a essere resiliente, ad adattarti. Tutte queste abilità sono trasferibili.”
La scelta di Will Smith di immergersi completamente nelle esperienze di “Pole to Pole”, accettando di essere vulnerabile, è stata per Parks un modo potentissimo per permettere a un vasto pubblico di connettersi con questi luoghi estremi: “Permette a così tante persone di vedersi nel continente attraverso il suo viaggio, e questo è davvero speciale.” Infine, Parks ha sottolineato l’importanza della connessione con la natura, un dono prezioso ricevuto dai suoi genitori, che, senza saperlo, gli ha salvato la vita.
L’intervista a Richard rivela non solo la straordinaria avventura di un uomo che ha ridefinito i propri limiti fisici e mentali, ma anche un profondo messaggio sull’importanza dell’autenticità, della resilienza e della connessione con la natura. La sua partecipazione a “Pole to Pole” con Will Smith amplifica ulteriormente questo messaggio, ispirando un pubblico globale a guardare oltre le apparenze e a trovare forza e scopo anche nei momenti più bui.

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