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Paternal Leave, l’esordio onesto di Alissa Jung

Intervista con la regista tedesca protagonista degli “Incontri speciali” del Lucca Film Festival

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Pubblicato il 17 Aprile 2026 da Laura Della Corte

Paternal Leave, l’esordio onesto di Alissa Jung

Alissa Jung, attrice, sceneggiatrice e neoregista tedesca nata a Münster nel 1981, vanta una carriera eclettica che spazia dalla recitazione alla medicina (conseguita nel 2016 con una tesi sulla depressione), fino all’impegno umanitario con la sua ONG Pen Paper Peace. Dopo anni passati davanti alla macchina da presa e la direzione di alcuni cortometraggi, debutta nel lungometraggio con “Paternal Leave”. Presentato al Festival di Berlino 2025 e interpretato da Luca Marinelli, il film racconta il viaggio della quindicenne Leo verso la riviera romagnola alla ricerca del padre biologico. Recentemente nominata al David di Donatello 2026 come Miglior Regista Esordiente, Alissa Jung è stata protagonista degli “Incontri speciali” del Lucca Film Festival, un appuntamento che segue il successo degli incontri con Fisher Stevens e che anticipa la prossima edizione diretta da Nicola Borrelli.

Il paesaggio come riflesso dell’anima

L’atmosfera di “Paternal Leave” è indissolubilmente legata alla sua ambientazione a Marina Romea, un luogo che nel periodo invernale appare sospeso e quasi spettrale. Quando abbiamo chiesto ad Alissa Jung come sia nato il legame tra questo paesaggio grigio e la figura del padre, che sembra cristallizzato nel tempo, la regista ha spiegato:
“È stato un caso finire a Marina Romea in ottobre; era tutto chiuso e grigio, come congelato nel tempo. In quel luogo ho visto il padre che si ripara, che mette le barricate intorno a se stesso nel suo stabilimento, e la ragazza che arriva come il mare a voler romper quella duna che lui ha costruito. Questo paesaggio mi ha raccontato tantissimo dei personaggi: lì ho trovato sia Paolo che Leo. Ormai lo considero un terzo personaggio del film.”

Un racconto privo di eroi e facili soluzioni

Una delle caratteristiche più incisive del film è la scelta di non mostrare un “super papà”, ma un uomo fragile e imperfetto. Il finale, onesto e privo di risoluzioni scontate, permette ai figli di diventare adulti a dispetto delle mancanze dei genitori. Su questa visione del cinema e della famiglia, Alissa Jung ha dichiarato:
“Ho provato a raccontare questi personaggi con onestà: non c’è bianco o nero e non c’è perfezione. Ognuno di noi fa degli errori ed è importante affrontare la propria vita e i propri dolori con sincerità, altrimenti si finisce per inciampare come accade a Paolo nel film. La ragazza alla fine è già più adulta del padre, ma forse proprio per questo anche per lui nasce una chance di guardare la propria vita e andare avanti.”

La collaborazione con Luca Marinelli

Lavorare con un attore del calibro di Luca Marinelli, compagno di vita della regista, ha rappresentato per lei una sfida basata sulla fiducia e sulla stima reciproca. Nonostante fosse la loro prima collaborazione in questi rispettivi ruoli, l’intesa è stata immediata: “Avevamo molto rispetto reciproco perché non avevamo mai lavorato insieme in queste posizioni, ma è stato veramente facile e bello. C’era tanta fiducia e stima della visione dell’altro. Ci siamo trovati molto bene nel creare questo personaggio e l’intero film, che è sempre un lavoro di squadra. Insieme a Luca, a Giulia e a professioniste fantastiche come Carolina per la fotografia o Cristina Bartoletti per la scenografia, abbiamo costruito una visione comune.”

Lasciar camminare la propria creatura

Dopo il debutto a Berlino e il successo ai festival internazionali fino alla nomination ai David di Donatello, “Paternal Leave” ha ormai una sua vita autonoma. Per Alissa Jung, questo processo di distacco è un momento di crescita professionale: “Uso spesso un’immagine: questo film è un bimbo che ho mandato a scuola e che ora dobbiamo educare insieme. Adesso il bimbo è adulto e viaggia senza di me. È la prima volta che sperimento questo distacco con un progetto a cui ho lavorato per anni; è un processo che sto ancora digerendo, ma mi sento fortunata. Il pubblico, soprattutto in Italia, ha abbracciato il film in modo bellissimo.”

Il processo creativo e i pezzi del puzzle

Guardando al futuro, la regista riflette su come nascono le sue storie. Spesso tutto parte da una domanda senza risposta o da un’immagine che si insinua nella mente, in attesa di trovare la sua forma definitiva:
“Spesso c’è un pensiero che non va più via, una domanda che non trova risposta. Per “Paternal Leave” il tema era perché un genitore possa non voler conoscere i propri figli. Normalmente trovo risposte attraverso l’empatia, ma lì facevo fatica. In questo momento sento che ci sono temi dentro di me che non hanno ancora un’immagine o immagini che non hanno ancora pensieri. Sono in una fase in cui i pezzi del puzzle non sono ancora collegati, ma non vedo l’ora che accada.”

Un nuovo capitolo per il cinema d’autore

Con “Paternal Leave”, Alissa Jung conferma una sensibilità autoriale rara, capace di trasformare il silenzio e il paesaggio in strumenti narrativi potentissimi. Il successo sin qui ottenuto e la prestigiosa candidatura ai David di Donatello segnano l’inizio di un percorso cinematografico che promette di esplorare le complessità dell’animo umano con la stessa onestà e coraggio dimostrati in questa opera prima. Non resta che attendere il prossimo “pezzo del puzzle” di questa straordinaria regista.

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