Alla Festa della Rivoluzione, intervista a Valentina Romani e Nicolas Maupas
Arriva al cinema dal 16 aprile con 01 Distribution Alla Festa della Rivoluzione, il nuovo film diretto da Arnaldo Catinari, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, con Valentina Romani e Nicolas Maupas. Un racconto potente e stratificato, liberamente ispirato all’opera di Claudia Salaris, che mescola intrighi politici, passioni e tensioni personali nel contesto storico dell’impresa di Gabriele D’Annunzio a Fiume nel 1919. Nel cast anche Maurizio Lombardi, Darko Peric e Riccardo Scamarcio.

Fiume, 1919 tra rivoluzione e identità
Nel cuore di un clima politico incandescente, Beatrice è una spia al servizio della Russia, segnata da un passato traumatico e spinta da un desiderio di vendetta. Durante una celebrazione legata all’insediamento di D’Annunzio, un attentato mette in pericolo la sua vita e la costringe a entrare in azione. Parallelamente, Giulio – medico e disertore della Grande Guerra – si avvicina agli ambienti anarchici, mentre Pietro, capo dei servizi segreti italiani, è diviso tra ideali e dovere. Le loro storie si intrecciano sullo sfondo di una rivoluzione che ambisce a cambiare il mondo, in un momento storico sospeso tra utopia e nascita della dittatura.
Valentina Romani: “Beatrice è un personaggio rotto che riscopre l’amore”
Nel film, Valentina Romani interpreta Beatrice, una spia complessa e sfaccettata, sospesa tra rabbia, identità e trasformazione. L’attrice racconta come il lavoro sul personaggio sia stato estremamente stimolante: “Beatrice aveva un grandissimo campo di manovra, ed è stato artisticamente molto forte confrontarmi con un personaggio così denso. Parte da una zona d’ombra, da un passato doloroso, ed evolve fino a riscoprirsi capace di un sentimento che non aveva mai conosciuto: l’amore”.
Una trasformazione che passa anche dal corpo: “Essendo una spia, ha un’identità quasi liquida che le permette di adattarsi a tutto. Per questo la preparazione fisica è stata fondamentale: mente e corpo devono lavorare insieme in modo determinato”.
E sulle scene più intense, come quella dell’annegamento, ammette: “All’inizio ero spaventata, ma mi sono lasciata andare. È stata una scena difficile, ma anche divertente: era la prima volta che affrontavo qualcosa del genere”.
Nicolas Maupas: “Giulio è stanco del mondo, ma pronto a cambiare”
Accanto a lei, Nicolas Maupas dà vita a Giulio, un medico segnato dalla guerra e profondamente in contrasto con il contesto storico in cui vive. “È stato difficile entrare nei suoi panni”, racconta l’attore. “A differenza di altri ruoli, non potevo attingere al mio vissuto. Giulio è una persona che ha attraversato traumi enormi, è costretto a diventare adulto troppo in fretta”.
Il suo è un personaggio disilluso: “Arriva a Fiume stanco, saturo di ciò che ha vissuto. Però ha ancora un bagliore di speranza, che può riaccendersi grazie a qualcuno, come Beatrice”. Maupas sottolinea anche la complessità tecnica di alcune scene: “C’è una vera e propria coreografia da seguire. Ogni gesto – dalla siringa al massaggio cardiaco – ha tempi precisi. È un lavoro molto tecnico, ma anche estremamente divertente”.
Tra storia e modernità: il lavoro sul linguaggio
Uno degli aspetti più interessanti del film è il bilanciamento tra fedeltà storica e sensibilità contemporanea. Romani spiega: “Beatrice è un personaggio molto moderno, e lavorare sul corpo mi ha aiutato a renderla credibile. Ma anche scenografie, costumi e fotografia sono stati fondamentali per immergermi completamente nell’epoca”.
Dello stesso parere Maupas: “Gli elementi più contemporanei, come l’action o lo spionaggio, sono stati un paracadute per noi attori. La vera difficoltà era nei dialoghi: oggi abbiamo un modo di relazionarci completamente diverso. Spesso guardiamo il passato con gli occhi di oggi, ed è una trappola”.
Alla Festa della Rivoluzione si muove così su un doppio binario: da un lato la ricostruzione storica dell’impresa di Fiume e del pensiero di Gabriele D’Annunzio, dall’altro una narrazione moderna, capace di parlare al pubblico contemporaneo. Come sottolinea Romani, anche lo studio storico è stato fondamentale: “Avevo una conoscenza scolastica di D’Annunzio, ma il film mi ha spinta ad approfondire. È uno di quei lavori che arricchiscono anche a livello personale”. E Maupas conclude: “Ritornare su questi temi oggi mi ha permesso di capirli davvero. È stato uno studio concreto, meno superficiale. E anche molto affascinante”.

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