Bugonia, quando la follia complottista incontra l’ironia macabra di Lanthimos
Yorgos Lanthimos, il regista greco noto per le sue opere provocatorie e spesso disturbanti come “Dogtooth”, “The Lobster”, “The Favourite” e il recente “Poor Things”, torna a far parlare di sé con “Bugonia”, presentato in anteprima all’82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Conosciuto per il suo stile unico, che combina elementi di surrealismo, commedia nera e dramma psicologico, Lanthimos si è affermato come una delle voci più originali e provocatorie del cinema contemporaneo. In questa nuova pellicola, il regista esplora i territori oscuri delle teorie del complotto e della paranoia moderna, avvalendosi ancora una volta della straordinaria presenza di Emma Stone e del talento versatile di Jesse Plemons, in un remake del film coreano del 2003 “Save the Green Planet!”. Il film promette di essere un’esperienza cinematografica intensa e spiazzante, in linea con lo stile inconfondibile del regista greco.
“Bugonia” sarà distribuito in Italia a partire dal 23 ottobre da Universal Pictures Italia.

Un duello stellare: le interpretazioni di Stone e Plemons
Le performance attoriali sono il cuore pulsante di “Bugonia”, e in questo senso, il film non delude le aspettative. Emma Stone, nei panni dell’algida e spietata CEO Michelle Fuller, offre un’interpretazione impeccabile, dosando cinismo e vulnerabilità con maestria. L’attrice, già premio Oscar per “La La Land“ e nuovamente candidata per “Poor Things“, dimostra ancora una volta la sua versatilità e la sua capacità di incarnare personaggi complessi e ambigui. La Stone riesce a rendere credibile un personaggio apparentemente unidimensionale, svelando gradualmente le crepe di una facciata costruita per dominare il mondo aziendale. La sua Michelle Fuller è una figura fredda e calcolatrice, ma anche fragile e spaventata dalla situazione in cui si trova. Jesse Plemons, dal canto suo, incarna con intensità e inquietudine il personaggio di Teddy, un apicoltore ossessionato dalle teorie del complotto e convinto che Michelle sia un’aliena sotto mentite spoglie.
Plemons, noto per le sue interpretazioni intense e realistiche, riesce a trasmettere la fragilità e la disperazione di un uomo consumato dalla rabbia e dalla paranoia, offrendo una performance viscerale e toccante. Il contrasto tra i due attori crea una dinamica avvincente, alimentando la tensione e l’ambiguità morale che pervadono il film. La chimica tra Stone e Plemons è palpabile, e il loro duello psicologico è uno dei punti di forza della pellicola.
La trama: un rapimento con sfumature sci-fi
La trama di “Bugonia” ruota attorno al rapimento di Michelle Fuller, potente CEO di una multinazionale farmaceutica, da parte di Teddy, un apicoltore che vive ai margini della società e che nutre un profondo risentimento verso il sistema capitalistico e le élite che lo controllano. Convinto che Michelle sia in realtà un’aliena sotto copertura, inviata sulla Terra per sfruttare le risorse e distruggere l’ambiente, Teddy decide di passare all’azione. Con l’aiuto del cugino Donny, un ragazzo ingenuo e facilmente influenzabile, Teddy sequestra Michelle e la rinchiude nel suo scantinato, trasformato in una sorta di bunker anti-alieni. L’obiettivo di Teddy è quello di costringere Michelle a rivelare la verità sulla sua identità e a contattare i suoi simili, affinché abbandonino la Terra e pongano fine alla loro nefasta influenza.
Durante la prigionia, Michelle e Teddy si confrontano in un duello psicologico fatto di accuse, manipolazioni e tentativi di sopraffazione reciproca. Il film esplora i temi della paranoia, della disinformazione, del potere e della responsabilità ambientale, mescolando elementi di thriller, commedia nera e fantascienza. La trama, apparentemente assurda e inverosimile, si rivela in realtà una metafora potente e inquietante della nostra società, sempre più divisa tra chi crede alle verità ufficiali e chi si rifugia nelle teorie del complotto.
Uno stile inconfondibile: la regia di Lanthimos
La regia di Yorgos Lanthimos si distingue per il suo stile asciutto, grottesco e spesso disturbante. In “Bugonia”, il regista greco utilizza inquadrature angolate, movimenti di macchina fluidi e una fotografia dai colori freddi per creare un’atmosfera di tensione e straniamento. Le scenografie minimaliste e claustrofobiche contribuiscono a creare un senso di oppressione e disagio nello spettatore. Lanthimos non si risparmia nel mostrare scene di violenza e torture, ma lo fa con un distacco che amplifica l’effetto straniante e spinge lo spettatore a interrogarsi sulla natura umana e sui limiti della sanità mentale. Il regista evita il sensazionalismo e la spettacolarizzazione della violenza, preferendo concentrarsi sulle reazioni psicologiche dei personaggi e sulle dinamiche di potere che si instaurano tra loro.
La colonna sonora, cupa e dissonante, contribuisce a creare un’atmosfera di inquietudine e angoscia, sottolineando il carattere disturbante e surreale della vicenda. Lo stile di Lanthimos è inconfondibile, e “Bugonia” si conferma come un’opera autoriale e coerente con la sua filmografia precedente.
Un’analisi tematica profonda: tra paranoia e critica sociale
Al di là della trama apparentemente bizzarra, “Bugonia” si rivela un’opera ricca di spunti di riflessione e di significati nascosti. Il film affronta temi complessi e attuali, come la diffusione delle teorie del complotto, la crisi della fiducia nelle istituzioni, la responsabilità delle multinazionali nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica, e la crescente polarizzazione della società. Lanthimos non offre risposte facili o soluzioni semplici, ma invita lo spettatore a interrogarsi sulle proprie convinzioni e a mettere in discussione le verità ufficiali. Il personaggio di Teddy, pur essendo un individuo disturbato e pericoloso, incarna una certa forma di ribellione e di desiderio di giustizia, che lo rende paradossalmente più umano e comprensibile.
Michelle, d’altra parte, rappresenta il potere e il cinismo delle élite, ma anche la fragilità e la paura di chi si trova al vertice della piramide sociale. Il film mette in scena un conflitto tra due mondi opposti e inconciliabili, senza però schierarsi apertamente da una parte o dall’altra. Lanthimos preferisce lasciare allo spettatore il compito di giudicare e di trarre le proprie conclusioni, stimolando un dibattito aperto e costruttivo sui temi sollevati dal film.
Un finale sconcertante: la visione apocalittica di Lanthimos
Il finale di “Bugonia” è sconcertante e aperto a diverse interpretazioni, in linea con lo stile ambiguo e provocatorio del regista. Dopo una serie di colpi di scena e rivelazioni, la vicenda si conclude con una visione apocalittica del mondo, che lascia lo spettatore spiazzato e disorientato. Lanthimos non offre risposte facili, ma lascia allo spettatore il compito di trarre le proprie conclusioni e di interrogarsi sul significato degli eventi a cui ha assistito. Il film suggerisce che la paranoia e la disinformazione possono portare alla distruzione della società, e che la fiducia nelle istituzioni e nei media tradizionali è ormai irrimediabilmente compromessa. Il finale di “Bugonia” è un pugno nello stomaco, che costringe lo spettatore a confrontarsi con le proprie paure e le proprie incertezze sul futuro del mondo.
“Bugonia”: un’opera che provoca e divide, ma che non lascia indifferenti
“Bugonia” è un film che provoca, divide e non lascia indifferenti. Yorgos Lanthimos mette in scena una storia disturbante e grottesca, ma lo fa con uno stile inconfondibile e con un’intelligenza che stimola la riflessione. Il film affronta temi importanti e attuali, come la paranoia, la disinformazione, il potere e la responsabilità ambientale, e lo fa con un linguaggio originale e provocatorio.
Cosa mi è piaciuto:
- Le performance straordinarie di Emma Stone e Jesse Plemons
- La regia audace e originale di Yorgos Lanthimos
- La trama che mescola elementi di thriller, commedia nera e fantascienza
- L’esplorazione dei temi della paranoia, della disinformazione e del potere
- La capacità del film di stimolare la riflessione e il dibattito
Cosa si sarebbe potuto fare meglio:
- La lunghezza del film potrebbe risultare eccessiva per alcuni spettatori.
- Alcune scene potrebbero apparire ridondanti o gratuite.
- Un maggiore approfondimento di alcuni personaggi secondari avrebbe potuto arricchire la narrazione.
Verdetto Finale:
“Bugonia” è un film disturbante, provocatorio e profondamente attuale. Yorgos Lanthimos confeziona un’opera ambiziosa e complessa, che non mancherà di far discutere e di entrare prepotentemente nel novero delle possibili candidature agli Oscar.
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