City of Blood, intervista a Melika Foroutan e David Schütter
In una Berlino distopica devastata dai cambiamenti climatici, dove la società è profondamente divisa tra privilegiati e persone costrette a lottare per sopravvivere, City of Blood utilizza il mito dei vampiri per raccontare qualcosa di estremamente umano. La serie, composta da otto episodi e in arrivo su Disney+ in Italia il 16 settembre, mette infatti al centro temi come il potere, la disuguaglianza, la criminalità e la sopravvivenza. Abbiamo incontrato Melika Foroutan e David Schütter, interpreti rispettivamente di Farah e Oliver Lawal, due personaggi profondamente coinvolti nelle dinamiche politiche e sociali della città.
Il lato oscuro di Oliver e Farah
Uno degli aspetti più interessanti di City of Blood è proprio l’assenza di una netta separazione tra vittime e carnefici. Nel corso della storia, infatti, anche i personaggi umani sono chiamati a confrontarsi con le proprie ambizioni e con le conseguenze delle proprie scelte.
David Schütter ha spiegato che interpretare Oliver Lawal gli ha permesso di assistere a una vera e propria trasformazione morale. Oliver è un giovane politico ambizioso che rappresenta la parte più povera della popolazione di Berlino, ma il suo idealismo iniziale lascia progressivamente spazio all’opportunismo. L’attore ha raccontato di aver quasi percepito questa evoluzione come una “morte” dei propri valori, mentre il personaggio iniziava a lasciarsi conquistare dal potere del populismo e dalla sua capacità di influenzare e manipolare le persone.
Una trasformazione che ha inevitabilmente modificato anche il modo in cui Schütter guardava al proprio personaggio: più Oliver si avvicina al potere, infatti, meno l’attore finisce per apprezzarlo.
Lo stesso percorso riguarda Farah Lawal, interpretata da Melika Foroutan. All’inizio della serie Farah proviene da una famiglia privilegiata ed è sposata con Oliver, condividendone ambizioni e ideali. I due sembrano quindi muoversi nella stessa direzione, ma qualcosa cambia progressivamente. Farah comincia a riconoscere nel marito una componente sempre più radicale, fino a vederlo trasformarsi in un populista spietato. È proprio in quel momento che la sua bussola morale smette di indicare la stessa direzione di quella di Oliver. Ed è qui che emerge una delle idee centrali della serie: non è necessario essere un vampiro per diventare un mostro.
Chi sono i veri mostri di City of Blood?
La domanda attraversa tutta la serie: se gli esseri umani possono essere crudeli, avidi e spietati, dove si trova davvero il confine tra umanità e mostruosità? Per Melika Foroutan, la risposta è chiara: i veri mostri sono i vampiri.
Gli esseri umani possono perdere la propria strada e compiere azioni terribili, ma continuano a conservare una dimensione umana. I vampiri, al contrario, rappresentano qualcosa di diverso: creature che hanno perso ogni traccia di umanità e che, attraverso il proprio potere e la propria capacità di seduzione, possono trasformare a loro volta gli esseri umani in mostri.
È una distinzione che rende ancora più interessante la natura metaforica della serie. I vampiri non sono soltanto creature fantastiche, ma diventano lo strumento attraverso cui City of Blood può parlare della società contemporanea.
Una distopia fin troppo vicina alla realtà
La Berlino raccontata dalla serie è stata devastata dai cambiamenti climatici e profondamente divisa tra chi può vivere protetto all’interno di una cupola climatizzata e chi è costretto a sopravvivere per strada. Una premessa volutamente estrema, ma che durante le riprese è sembrata agli stessi interpreti meno lontana dalla realtà di quanto ci si potrebbe aspettare.
David Schütter ha sottolineato proprio questo aspetto: secondo l’attore, in alcuni momenti la realtà sembra addirittura procedere più velocemente della distopia immaginata dalla serie. Il riferimento è soprattutto ai cambiamenti climatici, alla crescente scarsità d’acqua e alle conseguenze sempre più concrete dell’aumento delle temperature.
Ma il parallelo non riguarda soltanto l’ambiente. Anche sul piano politico, Schütter vede nella realtà contemporanea una crescente presenza di populismo e partiti di destra in diverse parti del mondo. Melika Foroutan ha quindi sottolineato come quello raccontato dalla serie non sia un problema limitato a Berlino, ma un fenomeno di portata globale. Proprio per questo, secondo i due attori, City of Blood appare oggi come una serie particolarmente attuale.
I vampiri come metafora del potere
Il fantasy diventa così uno strumento per parlare del presente. Foroutan ha osservato come i vampiri della serie siano creature immortali, estremamente avanzate dal punto di vista tecnologico e dotate di privilegi che li separano dal resto della società. Un’immagine che può facilmente creare un parallelo con le moderne oligarchie tecnologiche e con chi oggi investe enormi risorse nella ricerca sulla longevità, nell’innovazione tecnologica e nella costruzione di nuovi privilegi.
In quest’ottica, i vampiri diventano una metafora particolarmente efficace: possono rappresentare il volto del male e delle disuguaglianze di un’epoca, adattandosi ai problemi che una storia vuole raccontare. È proprio questa la forza di City of Blood: utilizzare un immaginario fantastico e apparentemente lontano dalla realtà per parlare, in realtà, di questioni estremamente concrete.
La serie di Philipp Kadelbach ed Elena Lyubarskaya, ispirata alla graphic novel Berlinoir di Reinhard Kleist e Tobias O. Meißner, porta quindi il genere vampiresco in una direzione politica e sociale, trasformando la lotta tra umani e vampiri in una riflessione più ampia su potere, privilegio, paura e sopravvivenza.

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