Di Alessandra Marino
Elena Sofia Ricci, intervista per I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere
Elena Sofia Ricci torna a vestire i panni di Teresa Battaglia in I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere, la terza stagione della serie tratta dalla saga letteraria di Ilaria Tuti, in onda dal 12 ottobre su Rai 1 e RaiPlay. Cinque mesi dopo gli eventi di Ninfa Dormiente, Teresa si ritrova alle prese con una nuova indagine: un serial killer che sembra seguire un preciso codice e colpire persone legate a oscuri segreti. Ma il caso si intreccia anche con il ritorno nella sua vita dell’ex marito Sebastiano, interpretato da Maurizio Donadoni.

A quasi tre stagioni dall’inizio di questo percorso, Teresa è ormai un personaggio profondamente radicato nell’immaginario del pubblico, ma anche nella stessa esperienza di Elena Sofia Ricci. E viene spontaneo chiedersi quanto le due si siano influenzate a vicenda. Prima, però, c’è una caratteristica di Teresa che l’attrice guarda con particolare interesse: la sua capacità di dire sempre quello che pensa, senza troppi filtri.
“Bella domanda”, esordisce Elena Sofia Ricci quando le chiediamo cosa direbbe oggi, nella vita reale, se potesse parlare senza preoccuparsi delle conseguenze. “Sono tante le cose che abbiamo paura possano ferire l’altro o l’altra, tante cose che possono disturbare gli equilibri. Quindi qualche volta, purtroppo, bisogna mordersi un po’ la lingua e stare un po’ più zitti. Io faccio sempre più fatica, veramente. Anche perché, con gli anni che passano, sempre di più. Tra un po’ dirò quello che mi pare, cioè come vorrei”.
E c’è persino un modello a cui ispirarsi: “Io vorrei finire come Ornella Vanoni. Sinceramente, tutto quello che mi fa, che sento e che mi pare”, scherza l’attrice. Ma dietro alla battuta c’è anche una riflessione più seria sulla necessità di trovare il modo giusto per esprimere ciò che si pensa: “Credo che sia importante dire quello che si pensa e dirlo in maniera magari gentile o comunque determinata, ma senza ferire, senza essere aggressivi. Dire quello che si prova, che si sente. Anche denunciare le ingiustizie: io penso che si debba un po’ cominciare a farlo”. Un impegno che Elena Sofia Ricci porta anche nella sua vita fuori dal set: “Nel mio piccolo, anche nel sociale, chi mi segue lo sa: le cose che trovo ingiuste le denuncio abbastanza”.
Dopo quasi tre stagioni, però, il rapporto tra l’attrice e il suo personaggio sembra essere diventato qualcosa di molto più profondo di una semplice interpretazione. Quanto c’è oggi di Teresa in Elena e quanto, invece, di Elena in Teresa? La risposta di Ricci racconta proprio quel processo di contaminazione che accompagna ogni interpretazione portata avanti nel tempo: “Guarda, non lo so più. Chi lo sa? Nella vita si incontrano le persone, si fanno incontri e poi si incontrano questi personaggi che diventano delle persone che tu devi incarnare. Ti devi mettere nei panni di queste donne che ho portato in scena in tutta la mia carriera e quindi inevitabilmente si viene contaminati”.
Secondo l’attrice, infatti, il rapporto tra interprete e personaggio procede in entrambe le direzioni: “Noi veniamo contaminati dai personaggi e, in qualche modo, contaminiamo i personaggi con la nostra storia, con le nostre esperienze, con i nostri vissuti”.
Ed è proprio questo scambio a rendere alcuni personaggi parte del percorso personale di un attore: “Arriva un momento in cui le esperienze, tutti gli incontri che si fanno nella vita, con le persone reali ma anche con i personaggi, ci fanno diventare quello che siamo. Alcuni personaggi ci insegnano qualcosa. A me Teresa ha insegnato qualcosa”.

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