Intervista a Ricky Memphis, Marco Cocci e Cosimo Alemà per Estranei
Dal 9 ottobre 2026 arriva su Rai 2 e RaiPlay Estranei, la nuova serie crime in otto episodi diretta da Cosimo Alemà e distribuita in quattro serate. Ambientata tra la provincia emiliana e il Friuli Venezia Giulia, la storia prende il via dalla scomparsa di Camilla e Manraj, due giovani innamorati appartenenti a due comunità culturali diverse. La loro sparizione fa emergere tensioni, pregiudizi e segreti che coinvolgono l’intera comunità di Correggio. Al centro dell’indagine c’è Laura Macchi, interpretata da Elena Radonicich, carabiniera negoziatrice tornata nel paese d’origine per occuparsi del padre malato. Accanto a lei ci sono il maresciallo Bodini di Ricky Memphis e Mario Ferrari, interpretato da Marco Cocci, mentre la regia di Alemà costruisce il racconto attraverso le atmosfere della Bassa Padana e il coinvolgimento della reale comunità sikh presente sul territorio.

Ricky Memphis: “Bodini è un uomo stanco e disilluso”
Per Ricky Memphis, uno degli elementi centrali del personaggio di Bodini è il rapporto conflittuale con Laura (Radonicich). L’arrivo della nuova collega, con un grado superiore al suo e un’esperienza professionale diversa, mette infatti il maresciallo davanti a una situazione che fatica ad accettare. Bodini è un uomo legato a una mentalità più tradizionale, e Memphis lo descrive senza cercare di renderlo necessariamente simpatico: è “un tipo un po’ antico e sbagliato e anche un po’ razzista”, un personaggio che soffre il fatto che Laura prenda progressivamente in mano l’indagine.
La rivalità professionale diventa così una delle dinamiche attraverso cui Estranei racconta anche il cambiamento. Bodini si trova davanti a una collega che non occupa semplicemente un ruolo diverso all’interno della squadra, ma mette in discussione il suo modo di lavorare e di guardare gli altri. Per Memphis, però, al di là delle singole dinamiche tra i personaggi, la cosa più importante era riuscire a costruire una serie efficace: “Mi interessava fare una bella serie, quella siamo riusciti a fare”.
Il ruolo di Bodini porta inoltre Memphis nuovamente a indossare una divisa, a distanza di 26 anni dall’inizio di Distretto di polizia. Il confronto con Mauro Belli, il poliziotto interpretato nella serie cult, è inevitabile, ma l’attore sottolinea soprattutto le differenze tra i due personaggi. Mauro era giovane, più allegro e “tutto più sulle righe”, mentre Bodini è un uomo più anziano, segnato dalle esperienze e dalla vita. “È un uomo forse già stanco, disilluso”, emerge dal suo racconto, molto diverso quindi dal poliziotto che aveva interpretato agli inizi della sua carriera.
Marco Cocci: il passato di Mario e il rapporto con Laura
Se Bodini deve confrontarsi con una nuova realtà professionale, Mario Ferrari, interpretato da Marco Cocci, è invece un uomo alle prese soprattutto con i propri vuoti personali. È questo l’aspetto che ha attirato maggiormente l’attore verso il personaggio, un uomo che apparentemente non avrebbe grandi motivi per sentirsi incompleto, ma che porta dentro di sé il peso di alcune rinunce.
Mario è infatti un personaggio segnato da ciò che non ha fatto e dalle possibilità che non ha saputo cogliere. Tra queste c’è soprattutto il rapporto con Laura Macchi, rimasto in qualche modo sospeso nel passato. “Uno di questi è probabilmente il rimorso di non aver saputo che cosa poteva essere questo rapporto con Laura”, spiega Cocci. Il ritorno della donna riapre quindi una possibilità che Mario non aveva mai davvero smesso di interrogarsi su di essa.
Il suo legame con Laura nasce proprio da questa curiosità e dal desiderio di capire cosa sarebbe potuto accadere se le cose fossero andate diversamente. Mario vede nella nuova situazione l’occasione per “scoprire” quel rapporto e, forse, per colmare una mancanza rimasta irrisolta. È una dimensione più intima che si inserisce all’interno del crime e contribuisce a rendere Estranei una storia che non si limita all’indagine.
Cosimo Alemà: una serie tra crime e realismo
Per Cosimo Alemà, la costruzione visiva di Estranei nasce anche dalla sua lunga esperienza nel mondo dei videoclip musicali e della pubblicità. Il regista spiega però che quella grammatica non è stata trasferita direttamente nella serie. Piuttosto, gli anni trascorsi a lavorare con immagini e musica gli hanno lasciato un metodo: raccontare una storia immaginando fin dall’inizio anche il suo tessuto sonoro.
Per Estranei Alemà ha lavorato con il compositore prima ancora delle riprese, arrivando sul set con una precisa idea della direzione musicale. “Avevo già un’idea cosmica di quello che sarebbe dovuta essere la musica”, racconta, spiegando che questo lavoro ha contribuito a dare alla serie “l’afflato” e il respiro del racconto.
Ma l’aspetto più interessante della sua regia riguarda il rapporto con la realtà. Negli ultimi anni di lavoro nei videoclip, Alemà racconta di essersi progressivamente allontanato dall’estetica puramente glamour per avvicinarsi alla narrazione e a storie calate in ambientazioni reali. Una ricerca che trova in Estranei un terreno particolarmente adatto, grazie alla scelta di raccontare la Bassa Padana senza trasformarla semplicemente in uno sfondo.
La pianura, i paesi e gli ambienti della serie diventano infatti parte integrante della storia, con una componente che il regista definisce quasi documentaristica. Lo stesso approccio è stato adottato per la rappresentazione della comunità sikh: le persone coinvolte nelle riprese non sono state semplicemente utilizzate per ricreare un ambiente, ma appartengono alla comunità reale raccontata dalla serie. “Non abbiamo ricreato le cose”, sottolinea Alemà, evidenziando quanto fosse importante mantenere una componente autentica davanti alla macchina da presa.
È proprio questo equilibrio tra crime, relazioni personali e realismo a definire Estranei: una storia di indagine che utilizza il mistero della scomparsa di Camilla e Manraj per parlare anche di comunità, identità, rapporti familiari e differenze culturali, lasciando che siano i luoghi e le persone a dare concretezza al racconto.

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