Industry 4, tra crisi, potere nessuno è al sicuro
Il 13 gennaio 2026 ha segnato una data cruciale per il panorama televisivo italiano: con l’attesissimo lancio della nuova piattaforma streaming di Warner Bros., HBO Max Italia, è arrivato un catalogo di contenuti esclusivi che promette di ridefinire l’offerta. Tra questi, a fare il suo debutto in contemporanea e in esclusiva, c’è stata la stagione 4, finora inedita, di Industry.
Questa serie, affermatasi come una delle più controverse e affascinanti del panorama televisivo contemporaneo, è tornata con un capitolo che promette di ridefinire i suoi confini. Al centro di questo vortice di ambizione e corruzione ritroviamo l’indiscussa protagonista, Myha’la Herrold, che ancora una volta interpreta l’implacabile Harper Stern, un’anima combattuta e un’abile stratega nel mondo spietato dell’alta finanza. Accanto a lei, un cast stellare che include i volti noti della serie e nuove, prestigiose aggiunte come Kiernan Shipka, Max Minghella, Kal Penn e Charlie Heaton, promettendo una narrazione ancora più intricata e psicologicamente stratificata.

Se le prime stagioni ci hanno mostrato la genesi di questi giovani lupi di Wall Street (o meglio, della City di Londra), la quarta stagione li getta in un’arena ancora più vasta e pericolosa, dove i rischi non sono più solo professionali, ma toccano le corde più profonde della loro psiche e della loro esistenza.
Oltre Pierpoint: un mondo senza rete
La quarta stagione di Industry si apre su un paesaggio radicalmente trasformato. Il trading floor di Pierpoint, un tempo epicentro delle vite e delle ambizioni dei nostri protagonisti, è ormai un ricordo lontano. Questa “tabula rasa” ha permesso ai creatori Mickey Down e Konrad Kay di spingere la serie oltre i suoi confini originali, esplorando un mondo dove i personaggi sono ora attori principali, seppur con le loro debolezze e ossessioni.
Harper, dopo aver sgomitato in innumerevoli situazioni che sembravano destinate a stroncarle la carriera, si ritrova a capo di un fondo specializzato in short-selling, muovendosi in un ambiente ancora più elitario e restrittivo. Ma la libertà apparente porta con sé nuove catene, costringendola a confrontarsi con i suoi demoni interiori e le complesse dinamiche di potere che regolano il suo nuovo status.
Il trasferimento delle poste in gioco dal piano puramente carrieristico a quello personale e psicologico rende ogni episodio un viaggio emotivo estenuante, in cui i segreti e le vulnerabilità dei personaggi emergono con una forza destabilizzante.
La regia: ritmo, tensione e precisione
Mickey Down e Konrad Kay, oltre a firmare la sceneggiatura, dirigono anche molti degli episodi di questa stagione, conferendo una coerenza stilistica e una visione autoriale palpabili. La regia di Industry è un vero punto di forza: dinamica, quasi febbrile, cattura l’energia frenetica del mondo finanziario e la traduce in immagini potenti.
Le scene, spesso illuminate da luci stroboscopiche o immerse in penombre soffocanti, riflettono l’ambiente torbido e moralmente ambiguo in cui i personaggi si muovono. I primi piani sui volti tesi, gli sguardi sfuggenti, i movimenti concitati della bocca di Harper mentre mastica la gomma nervosamente sono dettagli che la regia esalta, rendendo palpabile la tensione emotiva.
L’uso sapiente della musica, che spazia da synth travolgenti a brani iconici degli anni ’80 — non a caso per sottolineare un “marciume sociale” di lunga data — amplifica il senso di urgenza e il dramma sottostante. La serie non teme di sperimentare: sequenze come quella dell’episodio 2 dedicata a Henry (Kit Harington) si trasformano in veri pezzi da camera, quasi opere teatrali filmate, dimostrando una maturità registica sorprendente.

Gli interpreti: profondità e ambiguità in ogni sguardo
Il cast della quarta stagione è una vera e propria orchestra di talento. Myha’la Herrold, nei panni di Harper, è magnetica: la sua capacità di trasmettere un mondo di emozioni complesse con un semplice tic nervoso o uno sguardo gelido è straordinaria. È il cuore pulsante della serie, e la sua evoluzione — o discesa nell’abisso dell’ambizione — è affascinante da osservare.
La stagione brilla anche grazie a Ken Leung, il cui Eric Tao si reinventa mostrando vulnerabilità inedite e una profondità emotiva che lo rendono indimenticabile. La chimica tra Harper ed Eric resta il motore della serie, un duello costante tra due maestri del mestiere.
Marisa Abela, nel ruolo di Yasmin, continua a dare vita a un personaggio complesso, affrontando le difficoltà della vita matrimoniale e le insidie del potere. Kit Harington, in un’interpretazione definita la migliore della sua carriera, dà corpo a un Henry Muck tormentato e autodistruttivo.
I nuovi arrivati, come Max Minghella (Whitney Halberstram) e Kiernan Shipka (Hayley), si integrano perfettamente nel tessuto narrativo, portando nuova linfa e ulteriore complessità ai già ricchi intrighi. La loro presenza testimonia l’abilità dei creatori di espandere l’universo della serie senza sacrificarne l’intensità o la coesione.
Un intreccio di intrighi e riflessioni sociali
Il fulcro narrativo di questa stagione ruota attorno all’azienda di pagamenti Tender, che aspira a trasformarsi in una banca a tutti gli effetti, e ai tentativi di Harper ed Eric di “shortare” il suo valore, intuendone le fragilità e i lati oscuri. Questa trama investigativa aggiunge un elemento thriller alla serie, con Sweetpea Golightly e Kwabena Bannerman che si spingono fino a Ghana e Sunderland per scoprire la verità.
Industry non si limita a un semplice gioco finanziario; esplora temi come razza, classe, desiderio e sessualità, senza mai tirarsi indietro davanti alla scomodità. La serie è audace nel suo umorismo nero e nella rappresentazione della realtà, affrontando la disinformazione e il “marciume sociale” nascosto dietro la facciata del successo. I personaggi sono costantemente confrontati con il loro passato, che riemerge sotto forma di fantasmi o flashback, condannandoli a una ciclica ripetizione dei loro errori.
Una stagione che lascia il segno
La quarta stagione di Industry dimostra come una serie possa evolversi e migliorarsi, superando le aspettative e sfidando le convenzioni. Abbandonando la sua ambientazione originaria, la serie si reinventa, ampliando il raggio d’azione e approfondendo la psicologia dei personaggi in modi inaspettati.
È un’esperienza televisiva cruda, viscerale e intellettualmente stimolante, che costringe lo spettatore a confrontarsi con la complessità della natura umana e le contraddizioni di un sistema che premia l’ambizione sfrenata a discapito dell’etica.

I punti di forza della stagione
- Reinvenzione audace della trama: l’allontanamento da Pierpoint ha permesso di esplorare nuove dinamiche e scenari, rendendo la serie più fresca e imprevedibile.
- Profondità psicologica dei personaggi: ogni protagonista è spinto al limite, rivelando lati inediti e vulnerabilità che rendono le loro storie ancora più coinvolgenti.
- Performance attoriali memorabili: Myha’la Herrold e Ken Leung, in particolare, offrono interpretazioni straordinarie; l’intero cast brilla per chimica e intensità.
- Regia e fotografia immersive: lo stile visivo distintivo crea un’atmosfera claustrofobica, perfetta per il mondo rappresentato.
- Critica sociale intelligente: la serie affronta temi complessi come razza, classe, sessualità e corruzione del potere con coraggio e senza filtri.
Le aree di miglioramento
- Transizione iniziale più omogenea: le prime puntate mostrano il grande sforzo di ricollocare tutti i pezzi; una maggiore fluidità avrebbe reso l’avvio ancora più incisivo.
- Armonizzazione delle sottotrame: alcuni archi narrativi, come quello politico, potrebbero fondersi meglio con la trama principale per aumentare l’impatto narrativo.
- Coerenza geografica dei personaggi: con i protagonisti sparpagliati nel mondo, a volte è difficile mantenere un focus unitario, sebbene questo faccia parte della nuova direzione ambiziosa.
Perché guardare Industry 4
Industry 4 non è da guardare, ma da vivere: un’esperienza catartica che afferra lo spettatore senza tregua. Con audacia narrativa, performance mozzafiato e regia precisa e coinvolgente, questa stagione si conferma un capolavoro del drama contemporaneo.
È la dimostrazione che innovazione e coraggio possono portare a risultati straordinari, elevando uno show già apprezzato a un livello superiore. Imperdibile per chi cerca una narrazione intelligente, provocatoria e senza compromessi. Preparatevi a rimanere incollati allo schermo, perché Industry non è mai stata così affascinante e pericolosamente brillante.

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