Intervista a Letizia Lamartire all’Italian Global Series 2026
Tra le protagoniste dell’Italian Global Series Festival 2026, Letizia Lamartire è arrivata per raccontare La famiglia Panini – L’avventura delle figurine, la nuova serie Rai 1 dedicata alla storia della famiglia modenese che ha trasformato una semplice intuizione in un fenomeno mondiale.
Dopo un anno particolarmente intenso, che l’ha vista impegnata anche dietro la macchina da presa di Lidia Poët e della commedia Maschi Veri, la regista ha raccontato il percorso creativo che l’ha portata a dirigere una storia fatta di memoria, famiglia e cultura popolare. Un progetto che per lei ha rappresentato anche una nuova sfida dal punto di vista registico, grazie a un racconto corale con numerosi personaggi e una ricostruzione storica che attraversa diversi decenni.
Fin dal primo incontro con la storia della famiglia Panini, Letizia Lamartire ha sentito un legame immediato con il progetto.
“Credo che sia stata un’esperienza meravigliosa e non lo dico tanto per dire, perché chiaramente uno cerca sempre di parlare bene del proprio lavoro, ma questa è stata un’esperienza speciale da tutti i punti di vista. Quando Francesca Cima, la produttrice, mi parlò di questa storia ho immediatamente avuto una connessione. Infatti la prima cosa che le ho chiesto è stata: Francesca, ti prego, falla fare a me”.
Al centro della serie c’è un oggetto apparentemente semplice, ma capace di racchiudere ricordi e generazioni: la figurina.
“La figurina non è solo un oggetto, fa parte della tua storia, dei tuoi ricordi. Per esempio mi collega a mio padre, perché facevamo insieme l’album delle figurine dei calciatori. Mi collega a mia nonna, che di nascosto mi comprava le bustine. È un ricordo per tutti”.
Per la regista, La famiglia Panini – L’avventura delle figurine è stata anche l’occasione per affrontare una sfida nuova nella sua carriera: dirigere un vero racconto corale.
“Mi ha dato la possibilità di fare una cosa che non avevo mai fatto, ovvero un vero e proprio corale, che tra tutte le esperienze che avevo era quello che un po’ mi mancava. I Panini sono otto fratelli, poi ci sono i genitori, tutti i parenti: arrivavamo all’incirca a 25 persone in scena. È stata una sfida enorme, anche dal punto di vista registico”.
Uno degli aspetti più importanti della serie è la ricostruzione della Modena degli anni in cui nasce il fenomeno Panini, una città che nella storia diventa quasi un personaggio aggiunto.
“È una cosa che volevo fare tantissimo. Avevo già fatto dei progetti d’epoca, gli anni Quaranta, ma questo era un periodo che volevo affrontare. Noi passiamo dagli anni Quaranta fino agli anni Settanta ed è stato molto emozionante”.
Tra i momenti più significativi delle riprese, Letizia Lamartire ricorda una scena particolarmente spettacolare legata alla nascita del successo delle figurine durante i Mondiali di Messico ’70.
“Ricordo perfettamente la scena quando i fratelli Panini lanciano le figurine nella piazza principale durante Messico ’70. C’erano più di 250 persone e lì è stato veramente emozionante. Poi ricostruire e girare a Modena, nei loro luoghi, secondo me darà alla storia qualcosa di speciale”.

Lidia Poët e i lavori d’epoca
La regista torna poi a parlare di un altro grande progetto in costume che ha diretto: Lidia Poët, una serie che le ha permesso di confrontarsi nuovamente con il fascino delle ambientazioni storiche.
“Lidia Poët mi ha tolto la paura dell’epoca, perché è sempre una sfida. Non puoi girare ovunque, è tutto estremamente pensato. C’erano tantissimi ambienti e anche delle storie verticali che erano una specie di porta verso un mondo, quindi non è stato semplice, ma è stato bellissimo poter affrontare quell’epoca”.
Un ruolo fondamentale, racconta Lamartire, è stato giocato anche dal lavoro sui costumi, capaci di definire l’identità dei personaggi.
“I costumi in quel caso sono stati cuciti sul personaggio, quindi è stato un lavoro super interessante. Io sono una fan dei lavori d’epoca e dei progetti d’epoca. Forse mi piacciono anche più dei progetti moderni”.
Il cambiamento culturale e sociale fino a Maschi Veri
Dopo due grandi produzioni ambientate in epoche diverse, Letizia Lamartire ha affrontato anche un progetto completamente opposto come Maschi Veri, una commedia contemporanea che riflette sui rapporti tra uomini e donne nella società moderna.
“La cosa bella di questo lavoro e di come ho deciso di farlo io è non precludersi nessuna possibilità, soprattutto adesso. Magari un giorno sceglierò una linea precisa, questo non lo so dire, però ora la bellezza è poter entrare in mondi diversi”.
Per la regista, il collegamento tra Lidia Poët e Maschi Veri è stato proprio nella possibilità di osservare, da prospettive diverse, il cambiamento culturale e sociale.
“Entrare nel mondo di Lidia, così super femminista, e vedere gli effetti dopo secoli sul maschio moderno è stato molto divertente. È stato anche bellissimo. È stato un cerchio”.
Attraverso la commedia, secondo Lamartire, Maschi Veri ha avuto anche il merito di aprire discussioni reali tra il pubblico.

“Attraverso la commedia siamo entrati veramente in alcune situazioni reali. Molti amici che magari altri progetti li seguono o meno, ma hanno seguito Maschi Veri, mi hanno detto che si sono ritrovati con il proprio compagno o la propria compagna a fare delle discussioni che magari non avevano mai fatto prima”.
Un percorso, quello di Letizia Lamartire, che negli ultimi anni l’ha portata a confrontarsi con generi molto diversi: dal racconto storico al femminismo, dalla commedia contemporanea alla memoria collettiva. Con La famiglia Panini – L’avventura delle figurine, la regista torna ancora una volta a raccontare una storia italiana capace di parlare a più generazioni.
“Per me è stato divertentissimo fare Lidia e Maschi Veri, cioè vedere l’effetto delle lotte femministe dopo secoli sul maschio moderno”.

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