Intervista a Serena Rossi all’Italian Global Series 2026
Tra le protagoniste dell’Italian Global Series Festival 2026, Serena Rossi è arrivata per presentare due nuovi progetti televisivi che la vedono protagonista: La famiglia Panini – L’avventura delle figurine, serie di Rai 1 dedicata alla storia della celebre famiglia modenese, e L’Ombra, la nuova produzione dei Manetti Bros. con Luigi Lo Cascio e Bianca Panconi in arrivo su Rai 2.
Un incontro che è diventato anche l’occasione per ripercorrere un anno particolarmente ricco per l’attrice napoletana, tra il ritorno a teatro con SereNata a Napoli, il cinema d’autore con Mario Martone, il set con i Manetti Bros. e il successo internazionale di Non abbiamo bisogno di parole, il film Netflix diretto da Luca Ribuoli.
Un 2026 pieno di esperienze diverse, che Serena Rossi racconta con entusiasmo, partendo proprio dal bilancio di un anno così intenso.
“Tu hai ragione. Io non è che faccio tanti bilanci, però che tu me lo dici… in effetti è stata un’annata bella, intensa. Tra lo spettacolo teatrale che mi ha portato in giro in tutta Italia con grande gioia, il teatro mi mancava. Guarda, sono così felice di essere tornata perché il contatto con il pubblico, l’adrenalina, la musica napoletana…”.
Il ritorno sul palcoscenico con SereNata a Napoli è stato per Serena Rossi un momento particolarmente importante, dopo un periodo lontana dal teatro. Ma il 2026 le ha regalato anche grandi soddisfazioni sul fronte cinematografico.
“Poi c’è stato il film di Mario Martone che è stato un altro regalo che mi ha fatto quest’anno, perché del tutto inaspettato, insieme a Toni Servillo. È stata veramente una cosa stupenda. E poi sono tornata sul set con i Manetti Bros., che era un po’ di tempo che mancavo. Questa serie si intitola L’Ombra, andrà in onda su Rai 2 con Luigi Lo Cascio e Bianca Panconi”.

Tra i progetti più attesi c’è proprio La famiglia Panini – L’avventura delle figurine, una serie che racconta la nascita di uno dei marchi italiani più conosciuti al mondo. Serena Rossi confessa di essersi appassionata profondamente a questa storia.
“Anche io devo dire che mi piacciono sempre i film, i documentari e le serie che raccontano cosa c’è dietro un grande successo, una grande idea, una grande intuizione. Capire come questa famiglia di Modena così semplice, così umile, così unita e così visionaria, coraggiosa e anche un po’ folle, sia riuscita a mettere su questa attività con un’idea così semplice ma così geniale allo stesso tempo”.
La serie, secondo l’attrice, non racconta soltanto la nascita delle figurine Panini, ma soprattutto il valore umano e familiare dietro questa straordinaria intuizione.
“L’idea di vendere dentro delle bustine sorpresa delle figurine da far collezionare ai piccoli attraverso degli album che diventavano quasi dei libri… un’idea così semplice che è stata rivoluzionaria e che ha fatto sognare ancora oggi milioni di bambini in tutto il mondo”.
Al centro della storia c’è anche la figura della signora Olga Panini, la madre degli otto fratelli che hanno costruito questo impero.
“È una famiglia con questa mamma, la signora Olga, che era un po’ il pilastro, quella che teneva tutti i figli insieme. Otto figli erano anche impegnativi da gestire, tutti molto diversi tra loro, ognuno con un suo grande talento. La loro forza era proprio la loro unione”.
Serena Rossi racconta anche di essersi ritrovata nei ricordi legati alle figurine, un elemento che ha accompagnato l’infanzia di moltissime generazioni.
“Scoprirete delle cose che non sapevate, così come è successo a me. Mi sono appassionata e mi sono commossa moltissimo. Loro hanno raccontato di tutto: dal sistema solare alle piante, agli animali, ai cartoni animati, ai film, alle serie televisive, ai calciatori. Io anch’io facevo l’album dei cartoni animati”.

Il successo mondiale di Non abbiamo bisogno di parole
Nel corso dell’intervista spazio anche al successo di Non abbiamo bisogno di parole, arrivato su Netflix nella primavera del 2026 e diventato rapidamente un fenomeno internazionale.
“È incredibile. Io ho imparato con il tempo a non aspettarmi mai niente per rimanere poi delusi, ma a lavorare sodo, quello sì. Poi quello che deve venire viene, quello che non deve venire è perché non doveva venire. È un po’ il fatalismo napoletano che mi salva da tante delusioni”.
Un progetto che per Serena Rossi è stato soprattutto un’esperienza umana, grazie al confronto con la comunità delle persone sorde raccontata nel film.
“È stata un’esperienza che mi ha arricchito tantissimo, perché io e tutta la troupe ci siamo confrontati con una comunità diversa da noi, quella dei sordi. È stato arricchente, emozionante. L’impegno c’è stato tanto, così come la gioia di farlo e anche la fatica, perché il regista Luca Ribuoli ci ha messo a dura prova”.
L’attrice racconta poi il rapporto con un regista molto esigente, ma capace di portare il gruppo verso un risultato importante.
“È un regista che pretende molto e che va veramente sfinito, con tutto l’amore che proviamo l’uno per l’altro, però mi ha ucciso in quel film. Alla fine tutto questo impegno di tutti noi è stato ripagato. È stata veramente una sorpresa, una grande gioia, una soddisfazione enorme. Mi rendo conto che l’hanno visto praticamente tutti”.
Dal teatro alla televisione, dal cinema alle grandi storie familiari, Serena Rossi continua a costruire un percorso fatto di personaggi diversi e progetti capaci di emozionare il pubblico. Un 2026 che lei stessa racconta come un anno intenso, pieno di sfide e soprattutto di nuove storie da vivere.

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