Daniel Extremo racconta Magic Mike Revolution e il film Non è un paese per single
Determinazione, disciplina e voglia di portare qualcosa di diverso nel panorama italiano dell’intrattenimento. È questa l’energia che accompagna il percorso di Daniel Mastrangeli, conosciuto artisticamente come Daniel Extremo, ballerino, coreografo e fondatore di Magic Mike Revolution, spettacolo ispirato all’universo di Magic Mike che negli ultimi mesi ha conquistato il pubblico tra teatri sold out e date internazionali.
Dopo gli inizi nel mondo hip hop e urban latin, Daniel è diventato uno dei nomi più richiesti della scena romana, arrivando anche a collaborare con la regista Laura Chiossone nel film Non è un paese per single, dove ha curato la scena di ballo che coinvolge Cristiano Caccamo. Un’esperienza da cui è nata anche l’amicizia artistica con Matilde Gioli, diventata poi sua allieva nel tempo libero. In questa intervista Daniel Extremo racconta la nascita di Magic Mike Revolution, il lavoro sul set e il rapporto con il pubblico italiano ed europeo.

“Magic Mike mi è sempre sembrato perfetto per me”
L’idea di creare Magic Mike Revolution nasce quasi per caso, subito dopo le riprese di Non è un paese per single. “L’idea di Magic mi è sempre piaciuta. È uno stile che mi sono sempre sentito calzare addosso perfettamente a livello stilistico e musicale”, racconta Daniel. “Succede tutto proprio nel periodo che abbiamo girato Non è un paese per single. Io ero tornato dalla Toscana dopo le riprese con Cristiano Caccamo e Matilde Gioli e vidi per caso il terzo film su Netflix di Magic Mike”. La visione del film gli accende immediatamente qualcosa.
“Mi si è accesa la lampadina, perché il terzo film ha più una trama, una storia da raccontare rispetto ai primi due. Ho detto: perché non prendere ispirazione e fare un prodotto mio?”. Da lì partono i casting e la costruzione dello spettacolo. “Voglio provare a fare un casting, a cercare ballerini professionisti, fare danza aerea e tante altre skills, differenziando il vero e proprio strip. A dicembre nascono i casting e ho creato questo spettacolo che ha debuttato l’8 e il 9 marzo al Teatro Garbatella di Roma”.
La collaborazione con Non è un paese per single
Daniel ricorda perfettamente il momento in cui è stato coinvolto nel film. “Mi trovo una chiamata persa da Laura Chiossone. Due anni prima avevamo già lavorato insieme e siamo rimasti in contatto. Poi mi scrive: ‘Daniel, vorrei proporti un lavoro come coreografo per un film’”. Dopo il primo incontro con la produzione, iniziano subito le prove con Cristiano Caccamo. “Abbiamo fatto sei o sette lezioni in un mese e ci siamo trovati subito bene. Ci siamo trovati sin da subito ed è stato molto bravo, molto sciolto”.
La richiesta della regista era precisa: creare qualcosa di sensuale ma leggero. “Laura mi diceva: ‘Vorrei che Cristiano facesse la stessa cosa che fai tu nei video’. Voleva una cosa sexy ma allo stesso tempo buffa e divertente. Quindi abbiamo lavorato su gestualità semplici e una coreografia che trasmettesse sorriso, gioia e che facesse vedere che Cristiano aveva attitudine nel ballo”.

“Quel palco l’ho fatto costruire io”. Sul set Daniel non si è occupato soltanto della coreografia, ma anche della “costruzione della scena”. “È stato bello. Cristiano è stato bravo e mi sono occupato insieme allo scenografo della parte del palco. Quel palco che si vede nel film l’ho fatto costruire io”. Anche alcuni dettagli scenici nascono direttamente dalle sue idee.
“La sedia era una skills che faccio sempre nei miei spettacoli di Magic Revolution. E poi l’ingresso di Cristiano sul palco, con la scivolata e le braccia aperte, era pensato per prendere tanto spazio”. Per Daniel, il punto fondamentale è portare una contaminazione artistica diversa anche nel cinema italiano.
“In Italia o fai il cantante, o fai il ballerino, o fai l’attore. All’estero invece ci sono artisti che fanno tutto insieme. Anche per questo mi piace lavorare con gli attori: il movimento e la ricerca del corpo possono servire tantissimo anche a livello attoriale”.
Il rapporto con Matilde Gioli: “È diventata mia allieva”
Proprio durante le riprese nasce anche il rapporto con Matilde Gioli. “La collaborazione con lei nasce la stessa sera della scena di Cristiano. Mi disse: ‘Mi piace troppo quello che fai, voglio fare anche io questa cosa se è possibile’”. Da quel momento lei diventa allieva di Daniel e iniziano a ballare insieme. “Ci siamo scambiati i contatti e abbiamo iniziato. È bello perché anche nel ballo tante volte interpreti ruoli, sei un po’ attore”.
Oggi, racconta Daniel sorridendo, Matilde è diventata una presenza fissa. “Sì, ormai è un’allieva fissa. Lo fa perché le piace. Una delle prime cose che mi disse è che sentiva che questa cosa le faceva bene a livello spirituale”.

“Noi siamo ballerini, non stripper”
Con Magic Mike Revolution, Daniel vuole distinguersi da un certo immaginario stereotipato. “Quello che noi facciamo è portare arte e tecnica. Il ‘Revolution’ del marchio significa proprio questo: una rivoluzione di stile”. Nel gruppo ci sono ballerini con background differenti. “Siamo ballerini di pop, breakdance, acrobatica. Siamo gli unici che fanno cinghie aeree. Le coreografie sono studiate, c’è tecnica dietro”. E ci tiene a chiarire un aspetto. “Io lo specifico sempre: noi siamo ballerini, non siamo stripper. L’idea di Magic Mike serve per esaltare la sensualità maschile, ma noi lavoriamo in maniera diversa”.
Negli ultimi mesi lo spettacolo ha iniziato a girare anche fuori dall’Italia, con reazioni molto diverse da Paese a Paese. “A Cannes abbiamo registrato un sold out con quasi mille persone, tutte donne”, racconta. “All’estero il pubblico è molto più preparato a uno spettacolo del genere”. Diversa invece l’esperienza vissuta in Bulgaria. “A Sofia il pubblico è stato tosto. Noi siamo abituati al super calore del pubblico italiano e lì invece erano freddissimi. Si sono sciolti dopo mezz’ora”.
“La disciplina è fondamentale”
Gestire un gruppo così esposto mediaticamente, però, non è semplice. “Questa idea di Magic Mike dà un po’ alla testa alle persone”, spiega Daniel. “Quando ti esibisci davanti a tantissime donne e ricevi tutta quell’attenzione, se non sei lucido ti perdi subito”. Per questo nel team pretende regole precise. “Non è facile mantenere la disciplina. A volte ho dovuto mandare via dei ragazzi e prenderne altri. Io gestisco tutto e se una persona non ha il giusto atteggiamento poi ci rimetto anche io con il progetto”.
Ma è proprio questa attenzione ai dettagli, unita alla passione per il palco e alla continua ricerca artistica, che sta trasformando Magic Mike Revolution in una realtà sempre più solida anche fuori dall’Italia.

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