Intervista Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli: Rosa Elettrica
Da venerdì 8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW arrivano i primi due episodi di Rosa Elettrica, il nuovo thriller on-the-run con protagonisti Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli. Giovane agente alla sua prima missione, Rosa deve proteggere Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare con la giustizia. Ma quando intuisce che qualcosa nell’operazione non torna, decide di disobbedire agli ordini. Quando lui fugge lasciandola nei guai, Rosa continua a indagare da sola, convinta che dietro ci sia qualcosa di più grande.
Da quel momento, entrambi diventano bersagli: costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Un viaggio teso e adrenalinico, dove il pericolo corre sempre sul filo della verità. Abbiamo incontrato Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli per parlare dei loro personaggi, della sindrome dell’impostore e dell’anima profonda della serie.
“Stare nel momento è fondamentale”
Il personaggio di Rosa è una giovane donna che si ritrova improvvisamente a gestire una situazione più grande di lei. Un’eroina quasi per caso, che deve imparare a reggere il peso delle proprie scelte. “Cerchi in qualche modo di stare nelle cose, di vivere, di ascoltare, di starci nel momento qui e ora,” racconta Maria Chiara Giannetta. “È un grande insegnamento in cui credo molto. Evitare pensieri e giudizi su se stessi aiuta ad affrontare tutto meglio. Stare nel momento è fondamentale.”
Un approccio che diventa anche chiave per comprendere Rosa: un personaggio che agisce prima ancora di sentirsi davvero pronta. La sindrome dell’impostore: “Mi perseguita”
Tra i temi più contemporanei della serie c’è quello della sindrome dell’impostore, la sensazione di non essere mai abbastanza, di essere fuori posto. “Mi perseguita da quando ho iniziato questo lavoro,” ammette Francesco Di Napoli. “Il mio è stato un percorso senza una formazione accademica. Quando vedo altri ragazzi che hanno studiato e fatto sacrifici, mi sento un po’ un impostore. Poi però mi dico: sto dando adesso. E allora la accetto, metto una corazza… un po’ come fa Cocìss.” L’attore aggiunge: “Sono una persona estremamente timida, quindi quella corazza serve anche a non far vedere questa parte di me.”
Anche Maria Chiara Giannetta si riconosce in questa sensazione: “Sì, anch’io soffro di questa sindrome. Ci sono periodi in cui è più forte. A volte capita qualcosa e pensi: ‘È stato troppo facile, forse troppo’. Poi capisci che magari era semplicemente giusto così.” E aggiunge una riflessione lucida sul mestiere dell’attore: “Siamo un po’ come cavalli da corsa. Non è solo il provino: è dopo, quando devi dimostrare davvero. E lì capisci che te lo meriti.”
Un thriller con anima universale
Negli ultimi anni, i thriller europei hanno conquistato il pubblico internazionale. Rosa Elettrica può seguire la stessa strada? “Non era l’obiettivo principale,” spiega Giannetta, “noi ci siamo divertiti e abbiamo dato tutto. Però potrebbe funzionare ovunque.” Le fa eco Di Napoli: “Sì, potrebbe andare ovunque.”
Secondo l’attrice, uno degli elementi chiave è l’universalità del racconto: “Si vede tantissima Italia, anche luoghi poco conosciuti. Ma quello che davvero accomuna tutti è l’umanità che abbiamo messo dentro. E quella è universale.”
Un’alleanza che cambia forma
Al centro della serie c’è il rapporto tra Rosa e Cocìss: due persone che non si fidano di nessuno e sono costrette a scappare insieme. “Parte come una forzatura,” spiega Giannetta. “Anche un bisogno,” aggiunge Di Napoli. “Un bisogno di sopravvivenza,” continua l’attrice. “Poi però il rapporto si trasforma. Consapevolmente o inconsapevolmente, entrambi capiscono che sta succedendo qualcosa. E diventa altro.”
Un’evoluzione emotiva che accompagna la fuga e rende Rosa Elettrica non solo un thriller ad alta tensione, ma anche una storia di connessione e riconoscimento reciproco.

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