Lindsay Lohan è tornata rossa: il segnale più bello della sua Lohanaissance
Lindsay Lohan è tornata rossa. E forse, a prima vista, potrebbe sembrare soltanto un cambio di look. Un nuovo colore di capelli, una foto su Instagram accompagnata da un semplice cuore rosso e niente di più. Eppure, per chi è cresciuto con i suoi film, è difficile non vedere in quel rosso qualcosa di più.
Perché Lindsay Lohan è stata una delle grandi icone Disney degli anni Duemila, una delle giovani attrici più riconoscibili della sua generazione. E quel colore di capelli è inevitabilmente legato alla Lindsay che ricordiamo: quella di Genitori in trappola, Quel pazzo venerdì, Quanto è difficile essere teenager? e, poco dopo, Mean Girls.
Oggi Lindsay è adulta, ha costruito una famiglia e ha trascorso diversi anni lontana dal centro della macchina hollywoodiana. Ma il suo ritorno al rosso sembra quasi una dichiarazione: la Lindsay Lohan attrice è tornata e vuole riprendersi anche una parte della storia che aveva lasciato alle spalle.

Lindsay Lohan è tornata rossa: e quel colore racconta molto più di un semplice look
Il rosso è stato per anni uno degli elementi più riconoscibili dell’immagine di Lindsay Lohan. È il colore di Hallie e Annie Parker, le due gemelle di Genitori in trappola. È il colore della Lindsay Disney che abbiamo visto crescere davanti alla macchina da presa e diventare, in pochissimi anni, una vera star. Il suo ritorno a questa tonalità, dopo il periodo in cui ha scelto il biondo, assume quindi un significato particolare soprattutto per chi associa immediatamente quella Lindsay ai suoi anni d’oro.
Non significa, naturalmente, che un cambio di capelli rappresenti automaticamente una scelta artistica o personale precisa. Ma è difficile non lasciarsi suggestionare dall’immagine. Lindsay Lohan sembra quasi essere tornata a vestirsi dei colori della Lindsay che Hollywood aveva conosciuto per prima. E forse è proprio questo il punto.
Dalla bambina Disney alla grande star degli anni Duemila
La carriera di Lindsay Lohan è iniziata prestissimo. Dopo aver lavorato anche come modella da bambina, è arrivata al cinema e ha trovato nella Disney la piattaforma che l’avrebbe trasformata in una delle giovani star più importanti dei primi anni Duemila. Genitori in trappola l’aveva già resa riconoscibile al grande pubblico, ma sono stati gli anni successivi a trasformarla in una vera icona generazionale.
Quel pazzo venerdì, Quanto è difficile essere teenager? e soprattutto Mean Girls hanno costruito un immaginario che ancora oggi continua a vivere attraverso meme, citazioni, social e nuove generazioni di spettatori. Nel frattempo Lindsay non era più soltanto un’attrice: era diventata una pop star, una presenza costante sulle riviste, una celebrity inseguita dai paparazzi e una delle ragazze più fotografate di Hollywood.
Durante le riprese di Herbie – Il super Maggiolino aveva persino registrato l’album Speak, che raggiunse la quarta posizione negli Stati Uniti e superò il milione di copie vendute. Era impossibile non sapere chi fosse Lindsay Lohan. E forse proprio questo rende ancora più evidente quanto sia stato doloroso il suo successivo allontanamento da Hollywood.

Quando il successo ha smesso di essere una favola
A metà degli anni Duemila, la carriera di Lindsay comincia a prendere una direzione molto diversa. Dopo gli ultimi grandi titoli legati alla sua stagione Disney, tra Herbie – Il super Maggiolino e Baciati dalla sfortuna, arrivano ruoli più lontani dalla comfort zone della commedia che l’aveva resa celebre. Lindsay prova il cinema indipendente, prende parte a progetti più adulti e cerca di dimostrare di essere qualcosa di più della ragazzina prodigio che Hollywood aveva imparato a conoscere.
Ma contemporaneamente la sua vita privata comincia a diventare inseparabile dalla sua carriera. Problemi con la legge, abuso di alcol e droghe, periodi in riabilitazione e una continua esposizione mediatica finiscono per trasformare Lindsay Lohan da giovane promessa del cinema a protagonista quasi quotidiana del gossip.
La sua immagine pubblica prende il sopravvento sull’attrice. E i ruoli diventano progressivamente più piccoli e meno importanti. Nel 2008 arriva Ugly Betty, dove interpreta Kimmie Keegan per quattro episodi; nel 2009 Incinta o… quasi, inizialmente pensato per il cinema e poi destinato direttamente alla televisione via cavo. Lindsay, però, non smette mai davvero di lavorare. Il problema è che Hollywood sembra non sapere più cosa farsene della Lindsay Lohan che aveva conosciuto. La Lindsay Lohan che non abbiamo mai smesso di aspettare
La Lindsay Lohan che non abbiamo mai smesso di aspettare
Negli anni successivi arrivano Machete, Scary Movie V, The Canyons, il documentario Lindsay prodotto con Oprah Winfrey e persino il ritorno sul palcoscenico londinese con Speed-the-Plow. Ma qualcosa era cambiato. Lindsay non era più quella ragazza che poteva aprire un film e trasformarlo automaticamente in un evento.
Per una generazione, però, quella Lindsay non era mai davvero scomparsa. Era rimasta nei DVD di Genitori in trappola. Nelle repliche di Quel pazzo venerdì. Nelle citazioni di Mean Girls. Nei meme. Nella nostalgia per un periodo in cui le giovani star Disney sembravano destinate a conquistare Hollywood. E così, quando Lindsay ha ricominciato lentamente a tornare davanti alla macchina da presa, qualcosa è cambiato anche nel modo in cui il pubblico ha iniziato a guardarla.

Falling for Christmas è stato l’inizio della Lohanaissance
Il ritorno alla commedia con il sequel di Quel pazzo venerdì ha avuto un significato ancora più forte. Perché Lindsay non è semplicemente tornata a recitare. È tornata a interpretare uno dei personaggi che aveva contribuito a costruire il suo mito. È una differenza enorme. Dopo anni trascorsi a cercare nuovi ruoli, a ricostruire la propria carriera e a dimostrare di poter essere ancora protagonista, Lindsay ha iniziato a guardare anche al proprio passato. Non per cancellare quello che è successo. Ma per riprendersi ciò che di bello c’era stato prima.
E se il prossimo passo fosse Genitori in trappola? Ed è qui che il ritorno al rosso diventa ancora più interessante. Lindsay ha parlato della possibilità di realizzare un sequel di Genitori in trappola, il film che più di ogni altro appartiene alla sua infanzia cinematografica. E se davvero dovesse succedere, sarebbe difficile immaginare un cerchio più perfetto.
La bambina che interpretava Hallie e Annie è diventata una donna, ha attraversato una delle parabole più complicate che una giovane star possa vivere e ha trovato il modo di ricostruire la propria vita e la propria carriera. Ora potrebbe tornare proprio lì. A casa. Ma non per interpretare nuovamente la Lindsay del 1998. Per raccontare cosa è successo a quella ragazza e a quei personaggi dopo tutti questi anni. Ed è proprio questo che rende affascinante la fase che sta vivendo oggi.

La Lohanaissance non significa tornare indietro
Forse è questo il modo giusto per guardare alla Lindsay Lohan di oggi: non come a una star che vuole tornare a essere quella di vent’anni fa, perché Lindsay non deve tornare a essere la ragazzina Disney dai capelli rossi. Quella ragazza non esiste più, ed è giusto così. Può però riprendersi tutto ciò che di bello apparteneva a quella fase della sua vita: i film, il talento, l’immaginario pop, il rapporto con il pubblico e l’affetto di una generazione che non ha mai smesso davvero di ricordarla.
Il ritorno al rosso, allora, potrebbe essere soltanto un cambio di look, oppure può diventare una piccola, bellissima metafora: non tornare indietro, ma tornare a prendersi ciò che aveva lasciato per strada. Perché la Lindsay Lohan che amavamo da bambini non deve necessariamente tornare; può semplicemente lasciare spazio alla Lindsay Lohan che è diventata oggi. E se il prossimo capitolo dovesse davvero portarci di nuovo a Genitori in trappola, allora sì: forse quella Lohanaissance di cui parlavamo già qualche anno fa non era soltanto nostalgia. Era appena iniziata.

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