La Legge di Lidia Poët 3, intervista al cast
In occasione dell’uscita della terza e ultima stagione di La Legge di Lidia Poët, abbiamo incontrato il cast: Matilda De Angelis, Pier Luigi Pasino, Gianmarco Saurino. Dal 15 aprile 2026, è disponibile su Netflix la terza e ultima stagione de La Legge di Lidia Poët, il capitolo conclusivo della serie prodotta da Matteo Rovere per Groenlandia (Gruppo Banijay) e creata da Guido Iuculano e Davide Orsini. Sei episodi che chiudono il percorso della prima avvocata d’Italia reinterpretata da Matilda De Angelis, ormai diventata un’icona della serialità italiana contemporanea. Accanto a lei tornano Pier Luigi Pasino, Gianmarco Saurino, Eduardo Scarpetta e Sara Lazzaro, mentre nel finale di stagione entrano anche Liliana Bottone e Ninni Bruschetta.

“Lidia è più emotiva che mai”: Matilda De Angelis racconta la nuova stagione
Questa terza stagione porta Lidia in una dimensione più intima e vulnerabile, dove la battaglia pubblica si intreccia sempre più con quella personale.
“Questa stagione è molto emotiva per Lidia,” racconta Matilda De Angelis. “Introduciamo anche una sua amica d’infanzia, una figura fondamentale nella sua crescita, quasi la spina dorsale di ciò che è diventata. E poi tutto viene sconvolto da un evento della sua vita privata che diventa però anche uno specchio sociale e politico.”
Lidia, spiega l’attrice, non è più solo la donna che sfida il sistema dall’esterno. “Si mette molto più in discussione, accoglie le sue fragilità. Deve occuparsi del mondo dentro di lei: il rapporto con il fratello, quello con il padre, con l’amore, con Fourneau, con Jacopo. Quest’anno Lidia si deve guardare dentro. Deve prima salvarsi dentro per poi salvare ciò che c’è fuori.”
“Colombo era il mio modello”: Pier Luigi Pasino e i detective dell’immaginario
Il racconto si sposta poi sul mondo degli investigatori, tema centrale della serie. Pier Luigi Pasino sorride quando torna all’infanzia: “Io sono cresciuto guardando con mio nonno l’ispettore Colombo. Era un personaggio straordinario perché sembrava sempre distratto, quasi sbadato, e invece arrivava sempre alla soluzione. E ogni volta chiudeva con quel ‘scusi, un’ultima domanda…’ mentre beveva il caffè.”
Per lui, Colombo è stato un modello di antieroe. “Era un detective completamente sui generis, con mille problemi, sempre fuori equilibrio. E poi ho amato tutto il cinema anni ’80, da Arma Letale a Bruce Willis: anche lì c’era sempre qualcuno che, tra un casino e l’altro, risolveva i casi.”
Il confronto continua anche tra gli altri protagonisti del cast, che raccontano i loro riferimenti personali. “Da piccola guardavo La signora in giallo con mia nonna,” racconta Matilda De Angelis sorridendo. Gianmarco Saurino invece guarda più alla serialità contemporanea: “Gary Oldman in Slow Horses è pazzesco. Non è un ispettore classico, ma nei servizi segreti riesce a risolvere tutto mentre mangia cinese… ed è una cosa meravigliosa.”
“Un addio dolceamaro”: la fine di una famiglia
Arrivare alla conclusione dopo cinque anni non è stato semplice per nessuno del cast. “È stato dolceamaro,” ammette Matilda De Angelis. “C’era tanta stanchezza, ma anche un legame fortissimo. In questi anni siamo diventati una famiglia. Non è una cosa scontata.”
E continua con un’immagine molto personale: “Era come quando finisce l’estate e torni a scuola. Rivedi i tuoi amici, ridi, ti distruggi di fatica, ma sai che basta uno sguardo per andare avanti insieme. Questo è quello che mi porto dietro di più: il fattore umano.”
Pier Luigi Pasino conferma la stessa sensazione: “È come finire una vacanza lunga. Devi salutare i tuoi amici e c’è sempre quella malinconia tipica delle cose belle che finiscono.” Gianmarco Saurino sottolinea invece il lato più produttivo e creativo dell’esperienza. “Quello che ha reso speciale questa serie è che non ci si è mai accontentati. Anche la regia non si è mai fermata al primo risultato. C’era sempre la voglia di fare un passo in più, di rendere tutto più vivo, più preciso, più dettagliato.”

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