Dall’Antartide all’Artico: il viaggio di redenzione di Will Smith
Disponibile in streaming su Disney+ dal 14 gennaio, Pole to Pole con Will Smith ci porta in un’avventura epica che trascende il semplice documentario di viaggio. Ispirato dal suo defunto mentore, il Dr. Allen Counter, Will Smith intraprende un’odissea di 100 giorni che lo porterà dal Polo Sud al Polo Nord attraversando sette continenti e affrontando sfide incredibili come sciare fino al Polo Sud, catturare un’anaconda gigante, mungere una tarantola velenosa, scalare montagne e immergersi sotto i ghiacci del Polo Nord. In questa straordinaria impresa Smith non è solo un volto noto, ma un vero esploratore accompagnato da scienziati di fama mondiale, esperti locali e avventurieri che gli aprono le porte a mondi sconosciuti e conoscenze ancestrali. La serie si rivela una narrazione avvincente e visivamente mozzafiato, intrisa di una profonda ricerca personale e di un rinnovato apprezzamento per la fragilità e la magnificenza del nostro pianeta.
La sfida della vulnerabilità e la ricostruzione di un’immagine
Una delle tematiche più potenti e sottili di Pole to Pole è il percorso di Will Smith verso una rinnovata autenticità e in qualche modo una redenzione pubblica. Dopo le controversie che lo hanno coinvolto come l’incidente con Chris Rock, Smith sembra utilizzare questa serie come un palcoscenico per mostrare un lato più umano, vulnerabile e introspettivo di sé. Non si tratta di una semplice performance, ma di un impegno tangibile a mettersi alla prova, ad ammettere le proprie paure e a confrontarsi con i propri limiti. Questa vulnerabilità emerge potentemente nei dialoghi con gli esperti, dove Smith non teme di mostrare smarrimento ma anche una curiosità genuina e un ascolto attento. È come se, allontanandosi dai riflettori di Hollywood, cercasse di riconnettersi con sé stesso e con un pubblico che lo ha sempre amato per la sua spontaneità.
Antartide: le tempeste interiori e la rinascita di Richard Parks
Il primo episodio ci trasporta nel deserto ghiacciato dell’Antartide, dove Will Smith incontra Richard Parks, ex rugbista gallese diventato un atleta polare di fama mondiale. L’incontro tra i due, in una tenda nel cuore di uno degli ambienti più inospitali del mondo, è uno dei momenti più toccanti della serie. Parks condivide la sua storia di profonda depressione dopo un infortunio che pose fine alla sua carriera sportiva e di come la scoperta della desolata bellezza delle regioni polari lo abbia aiutato a trovare una nuova ragione di vita. Smith, a sua volta, fa riferimento alle sue grandi tempeste personali degli ultimi anni, creando un parallelo emotivo che risuona profondamente. Questo dialogo intimo, lungi dall’essere una confessione forzata, rivela un Will Smith empatico, un ascoltatore premuroso che trova nell’eco della storia di Parks un’eco delle proprie recenti difficoltà, dimostrando come l’esplorazione non sia solo geografica, ma anche interiore.
La sua ironia non manca neanche qui, quando balla sulla lastra di ghiaccio prima di essere richiamato da Parks sulla serietà dell’ambiente. In questo segmento si unisce a loro anche lo scienziato brasiliano Heitor Evangelista che da 35 anni studia l’atmosfera antartica.
L’Amazzonia: tra scienza indigena e scoperta rivoluzionaria
La serie prosegue nel cuore pulsante dell’Amazzonia, un segmento suddiviso in due parti che mette in luce la ricchezza della biodiversità e la saggezza delle comunità indigene. Will si unisce al tossicologo Prof. Bryan Fry, un uomo che ha trasformato le proprie avversità personali in carburante per la ricerca scientifica. Fry, che ha ampliato il suo lavoro dai veleni agli interferenti endocrini dopo un grave incidente, guida Smith in missioni audaci come scalare alberi altissimi per ammirare il panorama della foresta e scherzare sull’assenza di ospedali e avventurarsi in grotte inesplorate piene di nuove specie con l’aiuto dell’esploratrice ecuadoriana Carla Pérez. Il momento culminante è la ricerca dell’anaconda gigante con il capo della tribù Waorani. Questo episodio non solo offre a Will l’opportunità di confrontarsi con la sua fobia per i serpenti, ma rivela anche una scoperta scientifica sorprendente: esistono due specie geneticamente distinte di anaconda verde.
Ancora più importante, grazie alla conoscenza indigena dei Waorani e alla peculiare differenza di dimensione tra i sessi dell’anaconda, Fry e Smith utilizzano il rettile come bioindicatore dell’impatto devastante degli sversamenti di petrolio sulle terre indigene, mostrando come la scienza e la tradizione possano unirsi per la conservazione. Smith, tra una battuta e l’altra, alterna momenti di apprensione a un’ammirazione sincera per la natura e per le persone che la custodiscono.
Oltre le frontiere: la connessione umana e la leggerezza dell’esploratore
In altri episodi Will Smith si avventura tra le vette dell’Himalaya, le sabbie del deserto del Kalahari e le acque del Pacifico fino a raggiungere il Polo Nord. Qui incontra esperti come Mary Walworth, una linguista che lavora per documentare e preservare le lingue oceaniche a rischio, sottolineando come la perdita linguistica sia una perdita di conoscenza, storia e identità. Al Polo Nord, con la Dr. Allison Fong, ecologa polare, scopre nuove intuizioni sul fitoplancton artico come evidenziato anche dal produttore esecutivo Tom Williams. In ogni tappa Smith dimostra la sua capacità unica di connettersi con le persone, trasformando incontri con scienziati, esploratori e membri di comunità indigene come Robert sull’isola di New Sea in momenti di scambio autentico e profondo.
La sua ben nota ironia è un filo conduttore che alleggerisce anche le situazioni più estreme, alternando risate a momenti di sincera commozione o addirittura di disagio fisico come quando si arrampica su una parete di ghiaccio in Antartide o maneggia insetti che detesta. Questa leggerezza, che ha sempre contraddistinto il suo modo di essere, si rivela un veicolo efficace per rendere temi complessi accessibili e coinvolgenti. La serie eccelle nel mostrare il lato umano dell’esplorazione, dove la curiosità di Will Smith funge da ponte tra il pubblico e le meraviglie e le sfide del mondo naturale.
Un inno alla meraviglia e all’esplorazione
Pole to Pole con Will Smith si rivela un’avventura visivamente spettacolare, ma anche un’esplorazione profonda del rapporto tra l’uomo e la natura e tra l’individuo e la propria ricerca di significato. La serie riesce nell’intento di trasportare lo spettatore in luoghi remoti e mozzafiato, rendendolo partecipe di scoperte scientifiche e di incontri culturali che arricchiscono l’anima. È un inno alla meraviglia del nostro pianeta e un promemoria dell’importanza di proteggerlo non solo per il suo valore intrinseco, ma per il suo potere di rivelarci qualcosa su noi stessi.
Cosa mi è piaciuto
La cinematografia mozzafiato: ogni inquadratura è una festa per gli occhi, con paesaggi spettacolari e una qualità visiva che solo National Geographic sa offrire. L’autenticità e vulnerabilità di Will Smith: non si nasconde dietro un’immagine, ma si mostra umano con le sue paure, la sua curiosità e la sua capacità di ascoltare e connettersi.
Gli ospiti e gli esperti eccezionali: Richard Parks, Bryan Fry, Mary Walworth, Heitor Evangelista, Carla Pérez, Allison Fong e gli altri scienziati ed esploratori sono personaggi affascinanti con storie e conoscenze incredibili che arricchiscono enormemente la narrazione. Il messaggio profondo: la serie va oltre l’avventura, toccando temi come la conservazione ambientale, la saggezza indigena, la resilienza umana e la ricerca di significato personale. L’equilibrio tra umorismo e serietà: la leggerezza e l’ironia di Smith rendono la serie divertente e accessibile pur affrontando argomenti seri con la dovuta gravità.
Spunti per un’esperienza ancora più profonda
Momenti di auto-riflessione: alcuni brevi passaggi in cui Will Smith parla direttamente alla telecamera, pur essendo sinceri, a volte risultano leggermente più costruiti rispetto alla spontaneità delle sue interazioni sul campo. Una maggiore fluidità in questi momenti avrebbe elevato ulteriormente la narrazione.
Approfondimento scientifico: sebbene la serie sia eccezionale nel rendere la scienza accessibile, in alcuni frangenti si sente il desiderio di approfondire ulteriormente le scoperte e le ricerche anche se questo potrebbe sbilanciare il ritmo per un pubblico generalista. La percezione iniziale: l’ombra delle vicende personali di Smith potrebbe inizialmente generare un certo scetticismo in alcuni spettatori. Tuttavia, la genuinità della sua performance tende a dissolvere rapidamente questa riserva.
Verdetto finale
Pole to Pole con Will Smith è una serie documentaristica straordinaria e imperdibile. È un’esperienza immersiva che celebra la magnificenza del nostro pianeta e la straordinaria capacità umana di esplorare, scoprire e connettersi. Will Smith, con la sua inconfondibile miscela di carisma, umorismo e una toccante vulnerabilità, ci guida in un viaggio che è al contempo avventura mozzafiato, lezione di scienza e un’intima riflessione personale. Un’opera che riesce a essere allo stesso tempo spettacolare, informativa e che tocca le corde più profonde dell’animo, lasciando nello spettatore un profondo senso di meraviglia e ispirazione. Assolutamente da vedere. vedere.

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