Reminders of him – La parte migliore di te, di cui il titolo originale è Reminders of him, è un film del 2026. È diretto da Vanessa Caswill. È basato sull’omonimo romanzo di Colleen Hoover del 2022, vale a dire il fenomeno letterario della scrittrice bestseller n. 1 del New York Times e autrice di It Ends With Us e Regretting You.
Il punto di partenza per ogni riflessione è una frase del film, iconica quanto riassuntiva ed emblematica: “C’era un prima di te, e c’era un durante te. Per qualche ragione, non avevo mai pensato che potesse esserci un dopo di te”. È quello che succede quando una persona segna la nostra vita, quando qualcuno entra nel nostro cuore e poi lo lascia lì, a pezzi, quando la sua esistenza finisce. Quando accade, è uno di quei momenti in cui è difficile ricordare il “prima di te”. Il motivo? Il “durante te” risuona nella mente, nei pensieri, nei ricordi preziosi. Così, il “dopo di te” risulta insostenibile.
Kenna Rowan (Maika Monroe) ha conosciuto l’amore, quello giovanile e altrettanto puro. Scotty Landry (Rudy Pankow) è il suo fidanzato. I due sono complici, si capiscono, cantano sulle note della stessa canzone realmente e simbolicamente. Dopo un’uscita che rasenta la perfezione, Kenna commette un errore che deve pagare con il carcere. Il suo scivolone costa la vita a Scotty, ma se avesse saputo di essere in dolce attesa, Kenna non si sarebbe mai dichiarata colpevole.
Così, uscita dal carcere per buona condotta in anticipo, sette anni dopo, torna nella sua città natale nel Wyoming. La ragazza ha due obiettivi. Il primo è riprendere in mano e ricostruire la propria vita. Il secondo è riconquistare la possibilità di vedere la figlia Diem (Zoe Kosovic), che non ha mai conosciuto. Non ha avuto neanche la chance di passare 48 ore con lei dopo il parto come concesso alle detenute neomamme, essendo la piccola nata prematura e avendo bisogno di cure mediche. Questo vuoto è una voragine nel cuore di Kenna.
Diem è accudita da Grace Landry (Lauren Graham, che per me sarà sempre “Una mamma per amica”, anche se qui è “Una nonna per amica”) e da Patrick Landry (Bradley Whitford), vale a dire i genitori del defunto Scotty. Kenna ha perso ogni diritto sulla bambina, essendo i nonni affidatari. Ha poche chance di creare uno spiraglio per convincerli a vedere la creatura che ha messo al mondo.
Eppure, la vita è imprevedibile. Kenna trova un’inaspettata complicità, forse nata dalla compassione e dall’attrazione – dato che poi si trasforma in qualcosa di più vero e profondo – in Ledger Ward (Tyriq Withers), ex giocatore NFL e proprietario di un bar locale, nonché migliore amico di Scotty.

Su quest’ultimo punto sollevo la maggiore critica al film. Come è possibile che – alla luce di un amore così profondo tra Kenna e Scotty – la prima non ha mai conosciuto Ledger quando il fidanzato era vivo? Ammettendo e non concedendo che sia plausibile, essendo un film ambientato in epoca contemporanea, è inconcepibile che Ledger non abbia mai visto nemmeno una sua foto. Questa omissione – o “buco” narrativo – ovviamente fa gioco alla trama. Conduce allo “shock” della scoperta quando si rendono conto di essere proprio quella Kenna e quello Scotty, ma è poco credibile.
Sempre sulla costruzione narrativa, un altro neo è l’improvvisa accelerazione dell’evoluzione dei sentimenti tra Kenna e Ledger: il loro primo bacio è alquanto forzato, piazzato in un momento in cui si sarebbe potuto evitare.
Nel complesso, però, il film scorre, è piacevole, è ciò che ti aspetti quando entri in sala. Dirò di più, induce a riflettere molto su quanto l’essere madri possa smuovere le montagne, su quanto il perdono sia l’arma più incredibile che abbiamo per vivere senza rancore e su come l’amore possa vincere su ogni dolore. Menzione d’onore alla musica: Yellow ti entra in testa e non ne esce più.

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