Send Help, il survival-drama in puro stile Sam Raimi
Send Help, diretto da Sam Raimi, regista di Spider-Man, Arrástrame al infierno e dell’horror con contaminazioni di comicità più psicologica, arriva finalmente nei cinema italiani dal 29 gennaio 2026. Distribuito da 20th Century Studios e scritto da Damian Shannon e Mark Swift, il film combina survival, horror psicologico e dark comedy in una miscela che spinge i personaggi ai loro limiti, fisici e psicologici.
La storia si apre con un incidente aereo che lascia Linda Liddle (Rachel McAdams) e Bradley Preston (Dylan O’Brien) isolati su un’isola deserta. Linda è l’impiegata invisibile dell’ufficio, appassionata del reality show Survivor e segnata da una quotidianità solitaria, condivisa con il suo inseparabile cocorito. Bradley, invece, è il figlio del defunto CEO: un dirigente viziato, ipocondriaco e schizzinoso. Simbolo di un privilegio che sull’isola si sgretola rapidamente, fino a costringerlo a mangiare insetti pur di sopravvivere. In questo contesto estremo, Linda avvia una trasformazione che la avvicina a una moderna Poison Ivy unita a Lara Croft, capace di trovare forza e controllo proprio nella natura.

Una sopravvivenza psicologica e umoristica
Convinto ancora delle sue idee anche dopo un disastro aereo, Bradley mantiene uno status di superficialità e superioritù nei confronti di Linda. Questo anche dopo che la donna lo salva da morte certa. In piena disperazione, il CEO si ritrova a mangiare insetti pur di sopravvivere: una serie di momenti tragicomici che incarnano il cuore del film. La convivenza forzata su quell’isola in mezzo al Golfo della Thailandia è un terreno perfetto per ribaltare le gerarchie sociali e mettere in luce quanto assurde possano diventare certe dinamiche aziendali quando si è lontani anni luce dall’ufficio.
Linda, la dipendente sottovalutata e bullizzata diventa il pilastro della sopravvivenza, mentre Bradley si trasforma da capo appariscente a figura vulnerabile e dipendente dalle capacità di Linda. La loro relazione evolve in un gioco di amore e odio, in cui non sai mai veramente cosa stiano pensando o dicendo, perché i loro atteggiamenti sono credibili, confusi e quasi sempre ambigui.
L’assenza di elementi mistici – un elemento che non è una presa in giro di altri film di sopravvivenza – è uno dei punti di forza di Send Help. Qui non c’è magia, solo la psicologia umana spinta all’estremo.

Riferimenti culturali e performances
La regia di Raimi si riconosce nei jumpscare calibrati, nei virtuosismi dinamici e nel mix di tensione e comicità, che mantiene lo spettatore in equilibrio tra risata e disagio. Per i fan della cultura pop anni 2000, il film gioca anche con i curricula degli interpreti: Rachel McAdams, qui una eroina da sopravvivenza dal cuore fragile ma feroce, ha mosso i primi passi come Regina George in Mean Girls, come bulla e queen della scuola, e ora ribalta quell’etichetta per diventare cacciatrice, sopravvissuta e leader naturale.
Allo stesso modo, Dylan O’Brien, celebre per Teen Wolf e Maze Runner, abbandona il ruolo del “buono che tutti amano” per interpretare Bradley. Un’interpretazione impeccabile da portare il personaggio a risultare molto irritante e fastidisoso. Rendendo difficile un’empatia con il suo pubblico e capire nel corso della storia se stia mentendo, manipolando o rivelando una verità e un pentimento.
Send Help non è solo un film di sopravvivenza dal tono dark comedy, ma anche una riflessione sulla resilienza personale, sulle dinamiche di potere e sulla trasformazione umana quando le regole sociali si sgretolano. Le performance di McAdams e O’Brien sono intense, imprevedibili e profondamente coinvolgenti, mentre la regia di Raimi dà al tutto un ritmo fatto di tensione, ironia e dinamismo. È un’esperienza cinematografica originale che, pur partendo da premesse consolidate, le rielabora con una voce nuova e sorprendente. Una sopravvivenza che va al di là della fisicità per scavare nella mente e nei pregiudizi di chi la vive. Dopo la visione di Send Help vi sorgerà spontanea la domanda: “Ho mai avuto un Bradley nella mia vita?”. Se non troverete risposta, allora – forse -, lo siete voi per qualcun’altro.

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