Tutto l’amore che resta, intervista a Raoul Bova e Giulia Bevilacqua
Raoul Bova e Giulia Bevilacqua raccontano i loro personaggi in Tutto l’amore che resta, la nuova serie tv basata sulla serie originale francese Lycée Toulouse-Lautrec, creata da Fanny Riedberger. Al centro della storia c’è il Liceo Helen Keller, un istituto fondato da Stefano Fogli, preside interpretato da Bova, che fa dell’inclusione il proprio valore fondamentale, accogliendo studenti con e senza disabilità.
La scuola nasce anche da una motivazione profondamente personale: Stefano vuole creare uno spazio in cui suo figlio Luca, affetto da una disabilità, e gli altri ragazzi possano sentirsi accolti e valorizzati. Tra i nuovi studenti c’è Vittoria, una sedicenne della Roma bene che si ritrova a vivere una realtà molto diversa da quella a cui è abituata e che, attraverso il rapporto con i compagni, dovrà mettere in discussione i propri pregiudizi. A complicare il percorso di Stefano arriva Michela, ispettrice del Ministero dell’Istruzione ed ex compagna di gioventù del preside, chiamata a verificare che la scuola sia in regola. Il loro incontro riporta a galla vecchie ferite, ma anche ideali e sentimenti che sembravano ormai lontani.

Raoul Bova: “Stefano lotta contro la burocrazia per i diritti degli studenti”
Raoul, chi è Stefano Fogli e cosa lo spinge a fondare il Liceo Helen Keller? “Il mio personaggio, già da ragazzo, aveva questo principio dell’educazione, dell’inclusività e della lotta per i diritti degli studenti e di tutti in generale. Quando si trova ad affrontare una situazione personale legata alla disabilità del figlio, o comunque a un problema molto grave che lo riguarda, trova forse la forza necessaria per andare anche contro la burocrazia e le istituzioni. Porta avanti il suo progetto ancora prima di avere tutti i permessi. Arriva infatti l’ispettorato dell’Istruzione a controllare la regolarità di quello che ha fatto, ma c’è questa spinta a volte di voler rompere un po’ gli indugi e creare finalmente una scuola che possa dare un insegnamento soprattutto ai nostri giovani, basato sul rispetto, sull’accoglienza e sulla grande accettazione sia delle istituzioni sia delle persone che vengono considerate diverse”.
Giulia Bevilacqua: “Michela è una donna con cui ho fatto fatica a empatizzare”
Giulia, Michela è un personaggio molto diverso da te? “Il mio personaggio, Michela, è una donna con cui è stato difficile empatizzare. Forse è una delle prime volte in cui faccio fatica a trovare dei punti di unione con il mio personaggio, perché è una donna molto dura, molto rigida. Sicuramente questa durezza e questa rigidità vengono da una ferita interiore che è legata principalmente alla rottura con Stefano, con cui aveva una relazione molti anni prima. Però, nonostante questa giustificazione che io le do, ho fatto comunque fatica a credere in una donna così incapace di empatizzare con un ideale così alto, quello di una scuola dove l’inclusione e l’integrazione sono il valore principale”.
Come cambia il suo rapporto con la scuola? “Inizialmente è una donna che fa proprio fatica a entrare e a empatizzare sia con gli allievi che con il preside, sia con l’idea stessa della scuola. Ma grazie proprio al confronto con questi ragazzi, principalmente con loro più che con Stefano, capirà quanto siano alti i suoi valori e quanto sia forte la spinta che lo ha portato a compiere questo gesto eroico, quello di creare una scuola così. Sono i ragazzi ad aprirle un po’ gli occhi rispetto a quanto sia importante quello che sta vivendo, perché vede attraverso i loro occhi quanto il loro stare insieme li aiuti. Riconosce che la differenza è una risorsa, un pregio, e non è per forza qualcosa da allontanare o da emarginare. Grazie ai loro occhi impara”.
E il rapporto con Stefano quanto incide sul suo percorso? “Quando lo incontra, lei sa che ci sarà lui e quindi arriva molto agguerrita. È una donna molto rancorosa, anche questo non è un aspetto con cui mi sono trovata particolarmente in sintonia, quindi arriva un po’ con il piede di guerra. Però poi, proprio grazie a lui e ai suoi ideali, cambierà le sue posizioni”.
Raoul Bova: “Rincontrarsi riaccende la passione per gli ideali”
Il rapporto tra Stefano e Michela rappresenta una delle sottotrame della serie e mette a confronto due persone che, dopo la fine della loro relazione, hanno intrapreso strade molto diverse. “C’è una sottotrama molto bella di questi due personaggi”, racconta Raoul Bova, “perché raccontano chi è rimasto sognatore e chi è rimasto sul campo di battaglia per cercare di lottare per i diritti e chi invece aveva un po’ abbandonato questa voglia di combattere, perdendo anche un po’ le speranze. Mentre il fatto di riunirsi, poi di rincontrarsi, riaccende un po’ la passione per gli ideali”.

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