URCHIN, il film di Harris Dickinson arriva al cinema
Il 22 ottobre 2026 arriva al cinema URCHIN, il film scritto e diretto da Harris Dickinson, attore britannico conosciuto per titoli come Triangle of Sadness, The Iron Claw e Babygirl. Presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2025, il lungometraggio segna un passaggio importante nella carriera di Dickinson, che per il suo debutto dietro la macchina da presa sceglie una storia profondamente legata alla realtà sociale della sua città.
Interpretato da Frank Dillane e Megan Northam, il film racconta il tentativo di un giovane senzatetto di Londra di cambiare vita, mentre il passato, le dipendenze e i suoi stessi comportamenti continuano a trascinarlo verso le dinamiche da cui vorrebbe liberarsi. Distribuito in Italia da Wanted Cinema, il film affronta temi complessi senza rinunciare all’umorismo, alla leggerezza e a una prospettiva profondamente umana sui suoi personaggi.

URCHIN, la trama del film
Al centro della storia c’è Mike, un giovane senzatetto che vive a Londra e si trova intrappolato in un circolo vizioso di autodistruzione. Nonostante il desiderio di dare una svolta alla propria esistenza e la possibilità di costruire una relazione affettiva, il protagonista fatica a lasciarsi alle spalle le abitudini e le circostanze che continuano a condizionarlo.
La strada verso una nuova vita si rivela molto più complicata di quanto Mike possa immaginare. Ogni tentativo di ricominciare si scontra con le fragilità personali, con le conseguenze delle scelte passate e con una realtà in cui trovare stabilità non è affatto scontato.
URCHIN non racconta soltanto una storia di dipendenza, ma si interroga sui meccanismi che portano le persone a ripetere gli stessi errori, anche quando vorrebbero cambiare. Il percorso di Mike diventa così il punto di partenza per riflettere sulla vulnerabilità, sulla possibilità di riscatto e sul ruolo che la società svolge nella vita di chi si trova ai margini.
Il film evita di ridurre il protagonista a una categoria o a uno stereotipo. Mike non viene presentato come un personaggio da giudicare, ma come una persona complessa, capace di suscitare emozioni contraddittorie: lo spettatore può provare empatia nei suoi confronti, arrabbiarsi per le sue scelte e riconoscere quanto sia difficile interrompere determinati schemi comportamentali.
Harris Dickinson debutta alla regia
Harris Dickinson passa per la prima volta alla regia di un lungometraggio, dopo essersi affermato come attore in produzioni molto diverse tra loro. Il pubblico lo conosce soprattutto per Triangle of Sadness di Ruben Östlund, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, The Iron Claw di Sean Durkin e Babygirl di Halina Reijn, nel quale recita accanto a Nicole Kidman.
La decisione di raccontare la storia di Mike nasce da un interesse maturato nel tempo, anche attraverso il contatto diretto con le persone che vivono situazioni di vulnerabilità. Dickinson è cresciuto a Walthamstow, quartiere di Londra nel quale ha conosciuto realtà impegnate a offrire assistenza alle persone senza dimora. Ha collaborato con iniziative locali e con organizzazioni come Project Parker e Under One Sky, che forniscono cibo, sostegno sociale e occasioni di ascolto a chi ne ha bisogno.
Queste esperienze hanno contribuito a definire il punto di vista del film. Il regista non voleva limitarsi a raccontare la dipendenza, ma provare a comprendere i comportamenti che si ripetono nel tempo e le circostanze che possono rendere difficile interromperli. “In sostanza, questa è una storia sul comportamento ciclico”, spiega Dickinson nel pressbook del film.
La sceneggiatura è stata sviluppata anche attraverso il confronto con consulenti che lavorano nei servizi di libertà vigilata, nel sostegno alla salute mentale e nella riforma carceraria. L’obiettivo era approfondire un mondo complesso senza ricorrere a rappresentazioni semplicistiche, dando spazio alle contraddizioni di una persona che cerca di cambiare ma continua a confrontarsi con le proprie fragilità.
Tra le influenze cinematografiche citate dal regista figurano Mike Leigh, Ken Loach e Shane Meadows, autori che hanno raccontato la realtà sociale britannica attraverso personaggi lontani dalle rappresentazioni idealizzate. Dickinson, tuttavia, ha cercato una strada personale, combinando l’attenzione per il realismo con elementi poetici e surreali.
Il cast di URCHIN
Accanto a Frank Dillane, nel ruolo di Mike, troviamo Megan Northam, attrice franco-britannica che interpreta Andrea. L’attrice ha recitato in Les Passagers de la nuit, Fifi, Salade grecque, Pendant ce temps sur Terre e Rabia, film per il quale ha ricevuto una candidatura ai César 2025 nella categoria Rivelazione femminile.
Il cast comprende anche Amr Waked, Shonagh Marie e Karyna Khymchuck. La direzione del film è affidata a Harris Dickinson, che firma anche la sceneggiatura. Dietro la macchina da presa, il regista ha collaborato con un gruppo di professionisti che ha contribuito a definire l’identità visiva e sonora del progetto.
Quando esce URCHIN al cinema?
URCHIN arriva nelle sale italiane il 22 ottobre 2026, distribuito da Wanted Cinema. Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, dove ha ottenuto anche il riconoscimento FIPRESCI.
Con il suo esordio alla regia, Harris Dickinson sceglie una storia lontana dai racconti convenzionali di riscatto, mettendo al centro una persona che prova a cambiare senza riuscire sempre a sottrarsi al proprio passato. Tra realismo sociale, umorismo e suggestioni poetiche, il film invita a guardare oltre le apparenze e a interrogarsi su quanto siano complessi i percorsi di chi cerca di ricominciare.

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