Daredevil: Rinascita 2, recensione episodio 5
ATTENZIONE: quello che segue è la spiegazione dell’ episodio 5 di Daredevil: Rinascita 2 stagione e include importanti spoiler su quanto accade. Se non avete ancora visto gli episodi e non volete rovinarvi le sorprese, vi consigliamo di non proseguire la lettura.
In questo momento, i cinque episodi finora usciti sono trasmessi in streaming su Disney+. Questa nuova opera di Marvel Television, con il capitolo intitolato “Il Grande Disegno”, rallenta il ritmo frenetico degli scontri fisici per offrire un’immersione brutale e malinconica nella psiche dei suoi protagonisti. Se il quarto episodio era stato l’esplosione, questo quinto ne è il fallout: un’analisi profonda di come il passato torni a reclamare il suo spazio, ridefinendo non solo la missione del Diavolo di Hell’s Kitchen, ma trasformando Wilson Fisk in qualcosa di mai visto prima.
L’umanità ferocemente spezzata di Wilson fisk
L’episodio si apre con una sequenza che gela il sangue: Wilson Fisk (Vincent D’Onofrio) assiste impotente al tentativo disperato dei medici di salvare Vanessa. La performance di Fisk è, se possibile, ancora più stratificata: il suo Kingpin non è mai stato così vulnerabile e, proprio per questo, così terrificante. Nel momento in cui Vanessa perde la vita, qualcosa si spezza definitivamente. Il gesto di Fisk di stritolare il medico che cercava di confortarlo non è solo un atto di violenza, ma l’annuncio di un’era di buio assoluto. Senza Vanessa a fare da faro, il Kingpin non è più un uomo di potere con una debolezza, ma una forza della natura distruttiva che ha smesso di fingere di appartenere alla società civile.
L’eredità morale di Foggy Nelson e il concetto di grazia
Uno dei punti più alti dell’episodio è il ritorno di Foggy Nelson (Elden Henson) attraverso dei flashback fondamentali. Questi momenti, che ci riportano agli albori della carriera legale di Matt e Foggy, servono a ricordarci perché Matt Murdock (Charlie Cox) sia ancora un eroe nonostante tutto. Vedere Foggy difendere il suo bullo d’infanzia, Ray, nonostante i soprusi subiti, offre a Matt — e a noi spettatori — la chiave di lettura per il presente. La “grazia” che Foggy ha concesso a Ray diventa l’ispirazione per Matt nel momento in cui decide di non abbandonare Benjamin “Dex” Poindexter (Wilson Bethel) al suo destino. È un ponte emotivo tra le stagioni di Netflix e questa nuova era, che giustifica la scelta di Matt di salvare un mostro per non diventare lui stesso un carnefice.
L’estetica della memoria e il ritorno alle origini
Un elemento tecnico e narrativo che eleva enormemente la qualità di “Il Grande Disegno” è la scelta registica di recuperare il linguaggio visivo della serie originale. Durante i flashback, l’aspect ratio cambia, tornando al formato delle stagioni precedenti, e la fotografia si fa improvvisamente più sporca, calda e cupa, richiamando perfettamente le atmosfere di dieci anni fa. Questo dettaglio non è solo un omaggio per i fan, ma una necessità narrativa per rendere tangibile il peso della storia. Vedere il ritorno di James Wesley (Toby Leonard Moore), il braccio destro storico di Fisk, interagire con un giovane Buck Cashman (Arty Froushan) crea un senso di continuità monumentale, facendo percepire allo spettatore che ogni evento attuale è il frutto di semi piantati nell’ombra molto tempo fa.
Il paradosso della “Tela bianca”: vanessa e lo scacchiere del destino
Significativo è il modo in cui l’episodio rilegge la figura di Vanessa Fisk (Ayelet Zurer). Attraverso i flashback, scopriamo una donna che non è mai stata una vittima passiva, ma una stratega capace di vedere in Wilson una “tela bianca” su cui proiettare il proprio desiderio di potere. Il richiamo al celebre dipinto Rabbit in a Snowstorm non è solo un omaggio estetico, ma una rivelazione: Vanessa ha “interpretato” Fisk a suo piacimento, vedendo in lui un uomo che poteva essere tutto e niente. Questo rende la sua morte ancora più devastante, poiché con lei scompare non solo l’amore di Fisk, ma l’architetto del suo autocontrollo. La sua dipartita trasforma “Il Grande Disegno” in un caos informe di vendetta, dove il Kingpin non ha più nessuno che possa “dipingere” la sua furia entro i confini della ragione.
L’iniziazione al sangue: il destino di Daniel Blake
Mentre il Diavolo e il Re si muovono su piani quasi mitologici, la serie non dimentica il realismo sporco delle sue sottotrame. Il viaggio in auto tra Daniel Blake (Michael Gandolfini) e Buck Cashman è pura tensione noir. La scelta finale posta di fronte a Daniel — “sega o vanga” — davanti ai cadaveri della Northern Star rappresenta il rito di passaggio definitivo. Daniel smette di essere un semplice spettatore per diventarne complice attivo, un elemento che aggiunge un ulteriore layer di complessità alla rete di Fisk, proprio mentre BB Urich (Genneya Walton) rischia tutto con i suoi leak informativi, ignara che il cerchio attorno a lei si sta stringendo.
L’armonia del caos: aspetti ineccepibili
Ciò che emerge con prepotenza in questo capitolo è la straordinaria capacità di equilibrare il dramma shakespeariano di Fisk con l’etica legale e morale di Matt Murdock, creando un episodio che vive di tensione psicologica più che di coreografie d’azione. La scelta di riportare sullo schermo vecchie glorie come James Wesley e Foggy Nelson è gestita con una naturalezza disarmante, integrando perfettamente la continuità della serie originale senza mai farla sembrare un’operazione nostalgia. La regia utilizza i flashback non come interruzioni, ma come specchi necessari per comprendere la gravità delle scelte presenti.
La sequenza nella chiesa di Clinton, dove Matt sceglie la misericordia ispirato dal ricordo del suo amico, è uno dei momenti più alti dell’intera serie, elevando il conflitto tra Daredevil e Bullseye a una dimensione quasi fraterna nella tragedia. Infine, l’uso magistrale dei silenzi e della mimica facciale dei protagonisti riempie lo schermo, confermando che questa serie non ha bisogno di esplosioni costanti per mantenere lo spettatore incollato alla poltrona, ma di un’anima solida e di un conflitto che scava nel profondo.
Conclusioni
In un episodio di questa portata, ogni tassello sembra incastrarsi con una precisione chirurgica, rendendo quasi superfluo soffermarsi su eventuali margini di miglioramento. Forse la mancanza della fisicità brutale dei capitoli precedenti potrebbe spiazzare chi cerca l’azione pura, ma questa pausa riflessiva è il respiro necessario prima del salto nell’abisso che ci attende. Anche le minime imperfezioni estetiche legate al tempo trascorso per gli attori nei flashback sono dettagli trascurabili di fronte alla potenza delle interpretazioni. Più che sollevare critiche, ci si ritrova immersi in un timore reverenziale per ciò che accadrà ora che l’ultimo freno inibitore di Fisk è stato rimosso. La perfezione formale di questo episodio è tale che l’unica vera nota dolente è il senso di vuoto e l’ansia che lascia nel cuore dello spettatore, desideroso di capire come Hell’s Kitchen sopravviverà a questa tempesta.
“Daredevil: Rinascita” continua a dimostrare di essere una spanna sopra qualsiasi altra produzione del genere. “Il Grande Disegno” è, lasciatemelo dire, un episodio monumentale, che usa il dolore come collante per unire passato e futuro. Con la scomparsa di Vanessa, il ritorno spirituale di Foggy e un Matt Murdock mai così saldo nei suoi principi nonostante l’oscurità circostante, la serie raggiunge vette di scrittura altissime. Non è solo un episodio di transizione, ma il cuore pulsante di una stagione che si avvia verso una conclusione leggendaria.
L’Uomo Senza Paura ha ritrovato la sua bussola, ma il mondo attorno a lui sta per bruciare. La rinascita è dolorosa, magnifica e assolutamente inarrestabile.

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