Intervista a Patrick Brammall per Last Seen
Arriva su Apple TV Last Seen, la nuova serie thriller australiana in sei episodi con protagonista Patrick Brammall, disponibile dal 9 settembre 2026. Prodotta da 60Forty Films, la serie è adattata da Kris Mrksa dal romanzo The Dispatcher di Ryan David Jahn, autore vincitore del CWA John Creasey Dagger Award. Alla regia troviamo il candidato agli Emmy Christian Schwochow, che è anche produttore esecutivo della serie insieme a Mrksa.
La prima stagione di Last Seen è composta da sei episodi. I primi due sono disponibili su Apple TV dal 9 settembre, mentre i successivi quattro arrivano con cadenza settimanale, ogni mercoledì, fino al 7 ottobre 2026.
Al centro della storia c’è Ian, interpretato da Patrick Brammall, un ex poliziotto che oggi lavora come dispatcher per i servizi di emergenza, aiutando persone che si trovano ad affrontare alcuni dei momenti peggiori della loro vita. Quando una nuova chiamata riapre una ferita mai realmente rimarginata, Ian torna a concentrarsi ossessivamente sulla scomparsa di una bambina, mettendo in discussione i confini tra il desiderio di aiutare gli altri e la necessità di fare i conti con i propri fallimenti.
È proprio il conflitto interiore del protagonista uno degli elementi più interessanti di Last Seen. Ian è un uomo che cerca di rimediare agli errori del passato, ma nel farlo rischia di compromettere la vita delle persone che lo circondano. Per Brammall, la domanda che attraversa l’intera serie è una sola: “Hai il diritto di rovinare la vita degli altri?”

Patrick Brammall: “Ian è ossessionato da questa cosa”
Parlando del suo personaggio, Brammall spiega che Ian si trova in una condizione di profondo squilibrio emotivo. La sua ricerca non nasce soltanto dalla volontà di risolvere un caso, ma è diventata parte integrante della sua identità. “Ian è completamente fuori equilibrio”, racconta l’attore. “È ossessionato in modo malsano da questa cosa”.
Dietro la sua determinazione c’è infatti qualcosa di molto più personale. Ian sente di aver fallito sia come padre sia come poliziotto e, proprio per questo, ripone tutte le sue speranze nella possibilità di trovare una soluzione. La questione sollevata da Donald nel corso della serie, ovvero se sia giusto avere un ruolo nella vita degli altri quando si cerca di fare ciò che si ritiene moralmente corretto, colpisce quindi il protagonista nel profondo. Per un momento, alla fine del primo episodio, sembra persino che Ian riesca a rendersene conto. “Pensa: hai ragione, hai assolutamente ragione. Devo lasciar andare tutto questo, devo aiutare Debbie, devo chiudere questa storia e andare avanti”, racconta Brammall. Ma qualcosa accade nel secondo episodio e Ian torna sui suoi passi, incapace di liberarsi dalla sua ossessione.
“Ci prova, pover’uomo, ma non riesce a farlo”, aggiunge l’attore. “Torna a essere ossessionato, riprende il suo percorso e non riesce a lasciar andare”. Una scelta che inevitabilmente produce conseguenze anche sulle persone intorno a lui. “C’è molto danno collaterale lungo la strada”, ammette Brammall, tornando proprio alla domanda centrale della serie: “Hai il diritto di rovinare la vita degli altri?”.
Un ex poliziotto che cerca di aiutare gli altri
Prima di diventare dispatcher, Ian era un poliziotto. Il passaggio ai servizi di emergenza potrebbe quindi sembrare una semplice evoluzione professionale, ma per Brammall nasconde qualcosa di più profondo. “Forse, inconsciamente”, risponde l’attore quando gli viene chiesto se aiutare gli altri rappresenti anche un modo per affrontare il fatto di non essere riuscito ad aiutare sua figlia. Il nuovo lavoro, in fondo, rimane vicino a ciò che Ian faceva in passato e potrebbe essere la cosa migliore che gli sia rimasta dopo la sua uscita dalla polizia.
Brammall immagina che Ian abbia persino dovuto chiedere qualche favore per riuscire a ottenere quel posto, considerando che il suo abbandono della polizia non è stato affatto positivo. Il problema con l’alcol, il dolore e il lutto hanno segnato profondamente il personaggio, ma qualcuno ha comunque deciso di dargli una possibilità. E quella possibilità gli permette di scoprire di avere una particolare capacità nel suo nuovo ruolo: aiutare le persone nei momenti di maggiore difficoltà. “Credo che sia in grado di aiutare gli altri in un modo in cui non è riuscito ad aiutare sua figlia”, riflette Brammall. “Non ci avevo pensato troppo prima, ma credo che sia proprio questo il motivo”.
La sfida di interpretare un personaggio così “immobile”
Uno degli aspetti più interessanti per Brammall è stato anche confrontarsi con un personaggio molto diverso da quelli che ha interpretato in passato. L’attore, conosciuto anche per i suoi ruoli comici, ha dovuto mettere da parte una certa fisicità e lavorare soprattutto sulla dimensione emotiva di Ian.
“Essere emotivamente così esposto mi mette sempre un po’ in apprensione”, ammette. Come attore, spiega, vuole concedersi lo spazio e l’apertura necessari per affrontare queste scene nel modo più realistico possibile. Ma la vera sfida, in questo caso, era anche un’altra: “Questo personaggio, a differenza di molti altri che ho interpretato, soprattutto nelle commedie, è molto immobile”. Proprio questa caratteristica si è rivelata però una delle parti più stimolanti del lavoro. La serie mostra infatti un Ian estremamente controllato, trattenuto, quasi paralizzato dalla propria ossessione.
A fare da contraltare c’è un episodio ambientato nel passato, nel quale il pubblico può vedere un Ian molto diverso. “È stato divertente, perché in quel momento ho potuto essere più simile al tipo di personaggio che interpreto di solito: più animato, più vitale, più leggero, con più movimento”, racconta Brammall.
Quel salto temporale permette così di mostrare un uomo che aveva ancora una certa gioia di vivere. “A quel tempo aveva più vita dentro di sé e più gioia”, spiega l’attore. Una differenza che rende ancora più evidente quanto Ian sia cambiato nel corso degli anni.
Una storia di rapimento che evita gli stereotipi
Last Seen affronta anche il tema del rapimento, ma sceglie di allontanarsi dalle rappresentazioni più tradizionali di questo genere di storie, spesso caratterizzate da violenza, torture e condizioni di prigionia particolarmente brutali. Per Brammall, è proprio questa scelta a rendere la serie interessante. L’attore considera il romanzo di Ryan David Jahn, da cui è tratta la serie, “un libro fantastico” e un vero page turner. Ma l’adattamento televisivo introduce una svolta importante.
Nel libro, spiega Brammall, il personaggio di Maggie è consapevole di essere tenuto prigioniero: si trova in uno scantinato ed è perfettamente cosciente della propria situazione. “È il tipo di storia che abbiamo già visto”, osserva l’attore, pur sottolineando quanto funzionasse bene sulla pagina. La serie, invece, prende una direzione differente. “C’è stata una svolta, perché qui non è così”, spiega. Questo permette a Last Seen di evitare la rappresentazione della prigionia e della brutalità che spesso ci si aspetterebbe da una storia di questo tipo. “E credo che funzioni molto bene”, aggiunge Brammall. “È una delle cose che rende questa serie diversa dalle altre storie dello stesso genere”.

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