Intervista From 4, Catalina Sandino Moreno e Scott McCord
La quarta stagione di From ha debuttato lunedì 20 aprile su Paramount+ in Italia, per l’occasione abbiamo incontrato due dei protagonisti della serie: Scott McCord e Catalina Sandino Moreno. Creata da John Griffin (Crater) e prodotta insieme allo showrunner Jeff Pinkner (Lost, Alias, Fringe) e al regista Jack Bender (Lost, Game of Thrones, The Institute), la serie continua a svelare il mistero della cittadina da incubo che intrappola chiunque vi entri. Più gli abitanti si avvicinano alle risposte, più il prezzo da pagare diventa alto: chi è davvero l’Uomo in Giallo? La scoperta di Jade e Tabitha sarà la chiave per tornare a casa? E quanto a lungo Boyd riuscirà a tenere unita la comunità mentre corpo e mente cedono?
Victor tra trauma e fiducia: l’evoluzione nella stagione 4
Per molto tempo, Victor è stato l’unico sopravvissuto, custode solitario della memoria della città. Ora però il ritorno del padre Henry cambia completamente le dinamiche interiori del personaggio.
Scott McCord: “La sfida più grande per lui è riuscire a fidarsi dell’amore di suo padre, credere che andrà tutto bene. Ma all’inizio della stagione, con la morte di June, Victor non ci crede affatto. Anzi, teme per suo padre. Gli dice persino: ‘E se il prossimo fossi tu?’” Un passaggio chiave, che racconta quanto il trauma sia ancora radicato. Victor non riesce a lasciarsi andare, perché nella sua esperienza la sicurezza è sempre stata un’illusione. “Si spera però che suo padre riesca a portarlo verso una maggiore fiducia.”
Tabitha: tra speranza e terrore
Se Victor rappresenta il trauma che non passa, Tabitha incarna invece la tensione tra sopravvivenza e perdita. Il suo arco narrativo è uno dei più intensi della serie. Catalina Sandino Moreno: “È una combinazione di speranza e paura. All’inizio della stagione perde anche suo marito, quindi c’è una pressione enorme: trovare risposte, scappare e proteggere i figli.” Il suo è un movimento continuo, quasi febbrile, guidato da un’urgenza che non lascia spazio a pause.
Costruire Victor: il lavoro fisico sul personaggio
Uno degli aspetti più distintivi di Victor è la sua fisicità. Non è solo quello che dice, ma come si muove, come occupa lo spazio. Scott McCord: “C’è un lavoro che parte dalla sceneggiatura, da quello che John Griffin scrive. Ma poi c’è tutto il lavoro fuori dalla pagina, soprattutto sulla fisicità.”
L’attore racconta di aver costruito Victor partendo dal trauma infantile: “Sapere che era rimasto solo da bambino mi ha portato a immaginare come questo avrebbe influenzato il suo corpo: il modo di camminare, di parlare, di stare al mondo.” E nella quarta stagione qualcosa cambia: “Con lo sviluppo delle relazioni, Victor sta uscendo un po’ dal suo guscio. E questo si riflette anche nella sua fisicità. È un percorso molto interessante.”
Tabitha e il mondo esterno: una consapevolezza dolorosa
Tabitha è uno dei pochi personaggi ad aver visto il mondo fuori dalla città. Ma questa esperienza non è liberatoria, anzi. Catalina Sandino Moreno: “Lei sente di non aver fatto il suo dovere. Tutti si aspettavano che portasse aiuto. Ma come si può descrivere quel posto? ‘C’è un albero, dei corvi…’ Sarebbe stato impossibile.”
Quello che porta con sé non è una soluzione, ma una consapevolezza: “Sa che esiste una via d’uscita, ma è dolorosa. È caduta da una torre, è rimasta in ospedale per giorni. Non è come aprire una porta e uscire.” Eppure, nonostante tutto: “È disposta a farlo di nuovo per salvare i suoi figli.”
La quarta stagione di From sembra spingere tutti i personaggi verso un punto di non ritorno. Le risposte sono più vicine, ma anche più pericolose. Victor deve imparare a fidarsi. Tabitha deve scegliere fin dove spingersi. E la città, ancora una volta, sembra avere le sue regole. E forse, come suggeriscono gli stessi protagonisti, alcune porte sarebbe stato meglio non aprirle.

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