Di Sara Spataro
Romería – Il mare dei ricordi, recensione del film di Carla Simón
A pochi anni dal trionfo di Alcarràs – L ’ultimo raccolto, con cui ha conquistato l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, la regista spagnola Carla Simón torna con il suo nuovo lungometraggio, Romería – Il mare dei ricordi. Un’opera autobiografica nata da un interrogativo ben preciso: è possibile dare forma alla nostra identità basandoci su ricordi che non esistono? Il film, distribuito in Italia da I Wonder Pictures, arriverà nelle sale cinematografiche a partire dall’11 giugno.
Tutto ha inizio quando la protagonista Marina (interpretata da Llúcia Garcia) deve iscriversi all’università. Ha bisogno di recuperare i documenti dei genitori, morti quando era molto piccola. Marina decide così di riallacciare i rapporti con la famiglia del padre biologico, con cui aveva perso i contatti. Da qui parte il suo viaggio verso la Galizia. Il percorso è guidato dalle parole ritrovate nel diario della madre. Una volta arrivata, però, viene travolta dal silenzio. Ci sono imbarazzi evidenti e ricordi familiari contraddittori. Tutto rimanda a un passato ancora irrisolto.
Le rivelazioni della famiglia del padre la costringeranno a rivedere tutto ciò che credeva di sapere. Anche la causa della morte dei genitori viene messa in discussione. Una verità che la sconvolgerà profondamente.

La forza del film sta nel modo in cui vengono rappresentate le relazioni umane. Sono segnate dai tabù degli anni ’80, un’epoca in cui i genitori sono scomparsi. Come sottolinea la regista, è centrale il ruolo della videocamera che Marina porta con sé. Questo strumento diventa prima un filtro per leggere la realtà. Poi si trasforma nel mezzo con cui la ragazza rivendica il diritto di immaginare la propria storia familiare. Succede quando fatti e ricordi reali le vengono negati.
A valorizzare questo racconto intimo è anche la cura della fotografia, affidata a Hélène Louvart, tra le più premiate del cinema europeo. Attraverso immagini suggestive e una luce naturale, riesce a catturare perfettamente gli stati d’animo della protagonista.

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