Di Giorgia Piotti
TONY – Diario di un giovane cuoco, recensione del film diretto da Matt Johnson
Era il 2015 e, ne Il sapore del successo, Bradley Cooper apriva un milione di ostriche come penitenza. TONY – Diario di un giovane cuoco (dir. Matt Johnson) potrebbe sembrare muoversi nello stesso territorio, ma basta poco per capire che le somiglianze finiscono lì e che le ostriche e il carattere irrequieto del protagonista sono forse gli unici ingredienti condivisi dalle due pellicole.
Perché Tony non è propriamente un film sulla cucina. È un film sulla scoperta di sé o, come direbbe la mamma di Tony, tendente al dispotismo, un bildungsroman. Non è un caso che nemmeno il titolo faccia riferimento al mondo gastronomico. La cucina diventa semplicemente il luogo in cui Anthony Bourdain inizia inconsapevolmente a costruire la persona che diventerà.
Dimenticate, quindi, l’immagine patinata dello chef perfezionista, fatta di ordine, brigate impeccabili e disciplina militare. Qui la cucina è caotica, sporca, intrisa di sudore e imprecazioni (ed è meglio fermarsi qui). Una rappresentazione decisamente più vicina all’universo della serie The Bear che alle cucine scintillanti di molta narrativa gastronomica.

All’inizio del film Tony sogna di diventare uno scrittore. E si comporta come se quel sogno fosse già realtà. Per usare una metafora culinaria, ha già digerito il piatto prima ancora di aver acceso i fornelli: è convinto di sapere quale sarà il suo futuro, senza accorgersi che la vita sta preparando per lui una ricetta completamente diversa.
A spingerlo fino a Cape Cod è Nancy (Emilia Jones), la ragazza di cui è innamorato. Per starle vicino accetta un lavoro estivo in un piccolo ristorante sul mare. È lì che scopre una cucina imperfetta, ma autentica, una cucina che assomiglia molto a quella raccontata dallo stesso chef Bourdain nel suo celebre Kitchen Confidential.
Nel bestseller pubblicato nel 2000, Bourdain demoliva ogni retorica gastronomica raccontando senza filtri il dietro le quinte della ristorazione. In una delle sue riflessioni più celebri scriveva che «il corpo non è un tempio, è un luna park». Una frase che sintetizza perfettamente lo spirito del film: vivere significa anche sperimentare, sbagliare, eccedere, imparare.
A guidare il film è Dominic Sessa, che dopo la prova in The Holdovers (2023) conferma una naturale predisposizione nell’interpretare ragazzi intelligenti, ma profondamente irrisolti, convinti di sapere già chi sono quando, in realtà, hanno ancora tutto da imparare. Se nel film di Alexander Payne era Paul Giamatti a diventare il mentore capace di scalfire la sua arroganza, qui il percorso di crescita passa attraverso due figure molto diverse.
La prima è Sal, interpretato da Leo Woodall, che finalmente si allontana dai ruoli del toy boy che lo hanno reso popolare. Sal rappresenta la parte più istintiva e ribelle della formazione di Tony: lo introduce a un mondo fatto di eccessi, notti senza regole e libertà assoluta. Non è un modello da seguire, ma è un passaggio necessario della ricetta.
La seconda è Ciro, interpretato da un misurato Antonio Banderas. Chef e proprietario del ristorante, Ciro è un uomo che ha visto ridimensionarsi i propri sogni. Diplomato in una delle migliori scuole di cucina, immaginava clienti in fila fuori dalla porta del suo ristorante. Si ritrova, invece, a gestire un piccolo ristorante sulla spiaggia, dove la quotidianità ha sostituito l’ambizione. È forse proprio per questo che riconosce qualcosa nel giovane Anthony, che chiama affettuosamente Flaco, “smilzo”.
Il regista Matt Johnson sceglie di non trasformare Bourdain in un mito. Lo racconta prima del successo, quando era semplicemente un ragazzo pieno di contraddizioni. Ed è proprio questa normalità a rendere il racconto coinvolgente. Sapere chi diventerà non toglie forza alla storia, anzi: rende ancora più interessante osservare il momento esatto in cui una passione nasce quasi per caso.
Visivamente Tony ha il sapore dell’estate. La fotografia restituisce tutta la luce salmastra di Cape Cod, mentre il ritmo della sceneggiatura alterna leggerezza, ironia e momenti più cupi con naturalezza. È un coming-of-age che profuma di estate e di possibilità ancora tutte da scrivere. Ma, soprattutto, è un film che ricorda una verità spesso dimenticata: i sogni non sempre si realizzano nel modo in cui li avevamo immaginati. Anthony Bourdain desiderava diventare uno scrittore. Ci è riuscito, ma soltanto dopo aver scoperto di essere, prima di tutto, un cuoco. Il suo bestseller Kitchen Confidential, che lo ha reso famoso in tutto il mondo, è arrivato quando aveva più di quarant’anni, dimostrando che non esiste un’età quando si tratta di inseguire i propri sogni.
Il film lascia una piacevole sensazione di dolcezza, pur attraversando momenti più aspri. Perché Tony racconta quella stagione della vita in cui tutto sembra provvisorio, ma ogni esperienza, anche la più piccola, contribuisce a definire chi saremo. In fondo è questo il cuore del film: un’estate che ha trasformato Tony in Anthony Bourdain. Il film arriva al cinema il 27 agosto con I Wonder Pictures.

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