Toy Story 5 recensione: tra tecnologia, crescita e nostalgia
A 31 anni dal primo storico capitolo, Toy Story torna con un nuovo capitolo, Toy Story 5 (dal 18 giugno al cinema con The Walt Disney Company Italia), che aggiorna uno dei suoi messaggi più potenti e contemporanei: cosa significa oggi crescere, giocare e soprattutto restare bambini in un mondo dominato dalla tecnologia.
Nel nuovo film, Woody, Buzz Lightyear e Jessie ritrovano la loro bambina, Bonnie, in una fase delicata della crescita. Ma questa volta il loro universo viene messo in crisi da un elemento nuovo e ormai inevitabile: l’irruzione della tecnologia nella vita quotidiana dei bambini. Il cuore narrativo si concentra infatti sull’arrivo di Lilypad (doppiata nella voce italiana da Katia Follesa), un tablet intelligente pensato per “aiutare” Bonnie a socializzare con gli altri bambini della sua età. Un dispositivo che, nelle intenzioni degli adulti, dovrebbe facilitare le relazioni, ma che di fatto ridefinisce completamente il modo in cui i più piccoli interagiscono con il mondo.

Bonnie, inizialmente, fatica a inserirsi nel gruppo dei coetanei. Prova a cercare un contatto diretto, umano, come invitare i bambini vicini a casa, ma si scontra con un muro invisibile fatto di distrazione digitale e relazioni mediate dagli schermi. La sua immaginazione – che rappresenta da sempre il cuore emotivo della saga – viene progressivamente messa in secondo piano.
È qui che il film colpisce più forte: il gioco non è più solo gioco. È diventato un terreno di confronto tra ciò che era e ciò che sta diventando.
Giocattoli Vs tecnologia: una nuova frattura dell’infanzia
Il punto centrale di questo capitolo è semplice ma profondamente attuale: i bambini giocano ancora con i giocattoli? E chi meglio dei giocattoli stessi può raccontare questa trasformazione? Personaggi che non invecchiano (tranne Woody), ma che osservano il mondo cambiare intorno a loro, diventano lo specchio perfetto per raccontare lo scorrere del tempo e l’evoluzione dell’infanzia contemporanea.
Il film mette in scena una tensione costante tra il mondo fisico del gioco e quello digitale, senza mai scivolare in una demonizzazione semplice della tecnologia. Lilypad non è “il male”, ma un nuovo tipo di presenza che riorganizza desideri, attenzioni e relazioni. Il rischio però è evidente: quello di “bruciare le tappe”, crescere troppo in fretta, sostituire l’immaginazione con la connessione costante, e perdere quella dimensione sospesa in cui i giocattoli erano ancora centrali nella costruzione dell’identità.

In questo equilibrio fragile, Jessie emerge come uno dei cuori emotivi del racconto. Il film le dedica un percorso più intimo, legato alla scoperta del proprio trauma, del passato, del proprio ruolo e del proprio valore nella vita di Bonnie. Accanto a lei, Buzz e Woody si muovono tra ritorni, separazioni e nuove alleanze, in una storia che continua a parlare di amicizia, fedeltà e cambiamento. Il tempo, come sempre nella saga, non è solo uno sfondo, ma un vero personaggio invisibile.
Toy Story 5 introduce anche la figura di un’altra bambina (Blaze), amante dei cavalli, che rappresenta una sorta di controcampo narrativo: un’infanzia ancora capace di immaginare, giocare e vivere la tecnologia senza esserne completamente assorbita.
Ed è proprio qui che il film trova la sua chiave più interessante: non si tratta di scegliere tra giocattoli e tecnologia, ma di trovare un equilibrio possibile tra crescita, relazioni e immaginazione.

Il tempo che passa anche per i giocattoli
Come da tradizione della saga Toy Story, il tema del tempo è centrale. I giocattoli non invecchiano, ma tutto intorno a loro sì. Eppure, in questo nuovo capitolo, anche questa certezza sembra incrinarsi. Woody appare sempre più legato a una dimensione diversa, quasi più umana, meno “eterna”. Non è più solo il giocattolo di un bambino, ma una figura che ha completato una parte del suo percorso. Il suo ruolo cambia, si evolve, si sposta verso una nuova forma di responsabilità e memoria.
In questo quinto capitolo, la saga Pixar torna a fare quello che le riesce meglio: usare i giocattoli per parlare degli esseri umani. Tra nostalgia, crescita e tecnologia, Toy Story conferma ancora una volta la sua capacità di raccontare il presente attraverso lo sguardo del passato. E forse la domanda più importante non è se i bambini giochino ancora con i giocattoli, ma cosa stiamo perdendo – e cosa.

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